ciclomotóre

sm. [sec. XX; ciclo²+motore]. Motoveicolo leggero a due ruote, propulso da un motore alternativo di cilindrata non superiore ai 50 cm3, con una potenza massima di 1,5 CV e una velocità non superiore a 50 km/h; la guida è consentita a chi abbia superato i 14 anni d'età. Prima della realizzazione dei ciclomotori veri e propri ebbero vasta diffusione, soprattutto negli anni Cinquanta, le biciclette dotate di un motorino ausiliario, tra cui in Italia le più note furono il Cucciolo della Ducati e il Mosquito della Garelli. I ciclomotori moderni sono schematicamente costituiti da un telaio, costruito appositamente tipo bicicletta o di ispirazione motociclistica, da un piccolo motore monocilindrico, generalmente a 2 tempi e di solito posto in vicinanza della pedaliera, e da un serbatoio per la benzina. I ciclomotori, destinati prevalentemente a un uso cittadino, sono generalmente dotati di un semplice telaio in lamiera stampata a struttura aperta, hanno freni a tamburo, sono monomarcia e adottano una frizione centrifuga che all'aumentare del regime di rotazione del motore trasmette progressivamente il moto alla catena che muove la ruota posteriore. Con il passare degli anni anche alcuni ciclomotori hanno adottato un cambio automatico o meccanico a più rapporti, freni a disco, accensione elettronica, sospensioni particolari che li fanno avvicinare a vere e proprie motociclette leggere. Dopo l'entrata in vigore dell'obbligo della targa, a partire dal febbraio 2000 è divenuto obbligatorio l'uso del casco e, inoltre, in base alla direttiva Euro 1 (17 giugno 1999) dell'UE si è reso necessario anche per i ciclomotori il controllo del superamento dei limiti di benzene.

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