deltaplano

sm. [sec. XX; da delta+latino planus, piano1]. Aerodina, nota anche come paralibratore, ispirata agli studi dello statunitense F. Rogallo. Nelle realizzazioni più semplici, è costituito da due vele coniche supportate da una chiglia centrale e da due costole esterne, che fungono da bordi d'attacco delle due semiali, e da una semplice struttura collegante i tre elementi citati che offre i punti cui il pilota si sostiene. Il deltaplano ha caratteristiche aerodinamiche alquanto modeste, data la sua pianta a delta piuttosto stretto, e la sua massima efficienza è indicativamente attorno a 4. Il pilotaggio dei deltaplani senza motore, privi di superfici di controllo tradizionali, è ottenuto mediante gli spostamenti del corpo del pilota che determinano i momenti delle forze aerodinamiche rispetto al baricentro del complesso velatura-pilota. Il volo dei deltaplani senza motore viene eseguito partendo di solito da pendii sufficientemente ripidi e investiti da un vento di opportuna intensità (indicativamente dai 25 ai 45 km/h), in modo da poter sfruttare le correnti ascensionali di origine dinamica. Sono oggi usati anche deltaplani con motore, dotati di piani di coda con superfici di controllo analoghe a quelle degli aeroplani (anche se usualmente mancano quelle per il controllo di rollio).

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