flàuto

sm. [sec. XIII; dal provenzale flaut]. Strumento a fiato a canna cilindrica, in legno o in metallo . Si distingue in flauto diritto e flauto traverso. Il flauto diritto, o dolce (Blockflöte, recorder) , di antichissima origine, ha l'imboccatura a becco e ha assunto forma definitiva nel sec. XVI, costituendosi in un'intera famiglia. Costruito in legno, presenta 7 fori anteriori e uno posteriore; ha un suono assai dolce, esile ma di intensità costante. Una varietà di flauto diritto ampiamente in uso durante l'epoca barocca fu il flagioletto. Nel sec. XVIII il flauto diritto fu soppiantato dal flauto traverso (già in uso dal sec. XII), la cui imboccatura è costituita da un foro circolare contro il cui bordo si infrange il soffio dell'esecutore, che tiene lo strumento in posizione orizzontale parallelamente alla bocca. La purezza del timbro, la sua versatilità espressiva nei diversi registri, la brillantezza degli acuti, l'agilità hanno determinato l'ampia fortuna del flauto traverso, componente dell'orchestra fin dal sec. XVIII e molto usato come strumento solista anche nel XX (con una parentesi di minore fortuna in età romantica). Il flauto moderno, costruito in metalli pregiati, in genere in argento o eccezionalmente in oro, presenta 14 fori e un sistema di chiavi introdotto da Böhm. § Il flauto ha un valore magico nei racconti fiabeschi, in cui spesso si parla di flauto ricavati da un osso di una persona uccisa, e il cui suono rivela l'assassinio. Notissimo è il racconto del flauto magico di Hamelin, il cui suono trascinò tutti i bambini della città nelle viscere di una montagna.

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