lapidazióne

sf. [sec. XIV; da lapidare]. Lancio collettivo di pietre contro una persona fino a ucciderla; anche l'esecuzione capitale attuata mediante il lancio stesso.§ La lapidazione rituale era un modo d'uccisione di una vittima umana praticato in alcuni riti espiatori, sia delle colpe di una comunità (per esempio, il cosiddetto pharmakos su cui in alcune città della Grecia antica si caricavano tutte le impurità dell'anno e poi lo si uccideva), sia di una colpa della stessa vittima (per esempio, la lapidazione delle adultere ricordata dai Vangeli). Motivi della lapidazione erano: la possibilità di uccidere restando distanti dalla vittima ritenuta impura; la possibilità di esprimere, con l'azione, l'adesione personale al rito collettivo, in quanto ciascuno gettava la propria pietra. Presso gli Ebrei, pena capitale alla quale erano condannati i rei di bestemmia, divinazione, magia, profanazione del sabato, indocilità pertinace verso i genitori, idolatria, adulterio. I testimoni gettavano le prime pietre e poi la lapidazione era completata dal popolo presente. Il cadavere era poi appeso a un palo per tutto il giorno e veniva quindi sepolto in luogo appartato. Per il lapidato era proibito il lutto.

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