masòra o massòra

sf. [sec. XVIII; dall'ebraico massōrāh, tradizione]. Denominazione data a tutto il vasto apparato critico formatosi attorno al testo ebraico dell'Antico Testamento a opera delle scuole rabbiniche fin dal sec. II a. C. e affidato alla tradizione orale (di qui probabilmente il termine masora); nella seconda metà del I millennio in Babilonia, in Palestina e in particolare a Tiberiade sorsero scuole di editori (masoreti) del testo ebraico dell'Antico Testamento che si proponevano di stabilire il testo più autorevole mediante registrazione delle varianti a quello consonantico da essi ricevuto e mediante l'aggiunta di punti diacritici indicanti le vocali e gli accenti (i testi semitici occidentali e meridionali sono in origine solamente consonantici). I rappresentanti principali della scuola di Tiberiade furono i membri della famiglia Ben 'Ašer, sull'opera dei quali si basano i nostri testi moderni; autorevoli, ma considerati inferiori per ragioni a noi sconosciute, sono i membri della famiglia Ben Naftālî. Il manoscritto masoretico più antico è il Codex Leningradensis del 1009; di poco più recente è il codice di Aleppo, oggi a Gerusalemme; importante è anche il Codex Cairensis dell'859, contenente solo i Profeti. Il Hebrew University Bible Project, di cui è uscita solo una piccola parte, e la Biblia Hebraica (1937) di Kittel, nonché la sua nuova edizione, completamente rivista e ampliata, dal titolo Biblia Hebraica Stuttgartensia (1967-77), si basano per l'apparato masoretico, in larga misura, sul Codex Leningradensis, sul Codex Cairensis e sulla masora parva o getanah (piccola masora), che stabilisce le modalità di scrittura e lettura di una parola nel caso in cui questa differisca dalle prescrizioni del testo consonantico tradizionale, e sulla masora magna o gedolah (grande masora), che spiega e amplia la precedente. La scarsezza di manoscritti pre-masoretici o comunque indipendenti dal lavoro dei masoreti spiega l'importanza ai fini della critica dei testi sia di manoscritti del tipo di Qumran, sia di antiche traduzioni (Settanta, Volgata, ecc.) anteriori all'opera dei masoreti. Nonostante i tentativi unificatori dei masoreti, rimasero almeno tre pronunce diverse dell'ebraico: quella sefardita, propria degli Ebrei d'origine spagnola, adottata nelle università e oggi nello Stato d'Israele; quella askenazita, propria degli Ebrei dell'Europa centrale e orientale, quella degli Ebrei orientali, molto vicina all'arabo.

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