ramarro

sm. [sec. XIV; etim. incerta]. Rettile sauro (Lacerta viridis) della famiglia dei Lacertidi, lungo sino a ca. 40 cm, che vive in Europa centrale e meridionale e in Asia Minore. Con il termine di ramarro si possono intendere 3 specie di sauro, difficilmente distinguibili l'una dall'altra a un esame esterno e appartenenti allo stesso genere: il ramarro gigante (Lacerta trilineata), il ramarro occidentale (Lacerta bilineata) e il ramarro orientale (Lacerta viridis); il primo è proprio dei Balcani mentre le ultime due specie sono state distinte come entità separate mentre un tempo erano comprese entrambe in Lacerta viridis. Il ramarro presente in gran parte del territorio italiano è il ramarro occidentale ma vi è anche una zona in provincia di Trieste dove è presente il ramarro orientale. Si differenzia dalle lucertole per la sua tendenza a insediarsi in prati inframmezzati da cespugli e siepi. I ramarri sono, nella forma del corpo, delle tipiche lucertole ma hanno una struttura più robusta, dimensioni maggiori, capo proporzionalmente più grande e, soprattutto i maschi presentano una colorazione verde intensa e nel periodo riproduttivo spesso sono ornati da un'ampia macchia blu in corrispondenza della gola; le femmine hanno il dorso percorso longitudinalmente da due linee, lungo le quali si aggregano macchie chiare e brune; i giovani presentano una colorazione più sbiadita, verde o marrone. Il ramarro è un cacciatore insaziabile di insetti, di invertebrati e rispettive larve. Abile arrampicatore e nuotatore, robustissimo e coraggioso non esita a opporsi agli assalti di quegli animali (serpenti, piccoli mammiferi carnivori, uccelli predatori) che lo predano. Le femmine, una volta fecondate, scavano una cavità sotterranea nella quale depongono sino a venti uova dal guscio membranoso. La credenza popolare che li considera velenosi è da ritenersi, ovviamente, infondata.

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