sàiga

sf. [sec. XIX; dal russo sajga, di origine turco-tartara]. Nome delle due specie di Artiodattili Bovidi della sottofamiglia dei Saigini, Saiga tatarica e Saiga mongolica, diffuse nella regione tra il Caspio e il lago Bajkal e nel Gobi, e un tempo comunissime dalla Polonia a tutta l'Asia centrale. Giunte sull'orlo dell'estinizione agli inizi del sec. XX, sono oggi in aumento grazie alla politica di conservazione iniziata dal governo dell'Unione Sovietica nel 1919. Secondo alcuni autori, la Saiga mongolica sarebbe una sottospecie della Saiga tatarica (Saiga tatarica mongolica). Saiga tatarica, detta anche "antilope delle steppe", è lunga 1,10-1,40 m e alta 60-80 cm al garrese, ha coda di soli 10 cm e pesa da 25 a 40 kg. Ha capo grande e massiccio, con naso pronunciato e carnoso. Caratteristica è la forma delle narici, che sono gonfie e protrattili, e formano una sorta di piccola proboscide, il cui interno è ricco di ghiandole che hanno la funzione di catturare le particelle solide sospese nell'aria. Questo adattamento è molto utile nelle regioni aride e sabbiose in cui vivono le saighe. Le corna, proprie del solo maschio, sono anellate, non molto lunghe e disposte perpendicolarmente al capo. Il manto è di pelo corto in estate, molto folto e lungo in inverno.

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