subliminàre

agg. [sec. XIX; sub-+liminare]. In psicologia, di uno stimolo la cui intensità è al di sotto della soglia, e quindi insufficiente per essere percepito. Equivale quindi a subconscio in quanto di esso l'uomo non riesce ad avere una coscienza precisa e chiara, ma si pone anche sullo stesso piano dell'inconscio, perché risulta completamente sconosciuto alla coscienza superiore e principale dell'uomo; si dirà perciò io subliminare l'insieme di stati e di operazioni mentali che l'io cosciente non riesce a percepire. Il concetto è stato sviluppato da F. W. H. Myers nel suo scritto Human Personality and its Survival of Bodily Death (1903), dove egli identifica questo vasto complesso di fatti (a suo parere sarebbero in numero molto superiore a quelli coscienti) nella suggestione postipnotica, nella conoscenza extranormale e in altri fenomeni psichici affini.

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