trielìna

sf. [da tri(cloro)e(ti)l(ene)+ -ina]. Nome d'uso del composto chimico tricloroetilene, di formula CHCl=CCl₂. Si prepara facendo reagire l'etilene con cloro e aria su catalizzatori a base di sali di rame, a temperatura prossima ai 300 ºC. La trielina è un liquido incolore, non infiammabile, dal caratteristico odore dolciastro, che bolle a 87 ºC e che già a temperatura ambiente evapora rapidamente. Più pesante dell'acqua, nella quale è praticamente insolubile, è un ottimo solvente dei grassi, delle cere ecc. e viene largamente usata quale smacchiatore e nei processi di estrazione dei grassi e di altre sostanze dai materiali organici. In passato la trielina ha trovato applicazioni in medicina come anestetico volatile, per interventi chirurgici di breve durata e per l'analgesia del parto. Attualmente presenta interesse soprattutto a livello tossicologico in quanto responsabile di non rare intossicazioni acute e croniche professionali. L'esposizione acuta ai vapori di trielina provoca depressione del sistema nervoso centrale, confusione mentale, incoordinazione motoria, effetti accentuati dalla ingestione di bevande alcoliche. L'intossicazione cronica è caratterizzata da fenomeni degenerativi a carico del fegato e del rene e da alterazioni neurologiche particolarmente evidenti a livello cerebellare.

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