Ludovico Ariosto

Le opere minori

La commedia comica e la lirica latine furono gli ambiti privilegiati da Ariosto all'inizio della sua attività letteraria. Ancora in tarda età egli si cimentò con traduzioni di Terenzio e Plauto. Le sue prime due commedie (La cassaria, 1508, e I suppositi, 1509), inizialmente scritte in prosa, successivamente versificate, sono commedie di ambiente che, nell'osservazione minuta di vizi, virtù, intrighi ed equivoci umani, risentono anche del modello novellistico boccacciano. Macchinosa e meno interessante risulta la terza commedia (Il Negromante, 1520), in endecasillabi sdruccioli. La Lena (1528) è senza dubbio la più riuscita: si tratta di una commedia di carattere in cui trionfano le astuzie di due giovani innamorati sugli interessi di una corrotta coppia matura. Si suppone che Ariosto abbia cominciato a scrivere versi in volgare solo in età matura, forse all'inizio della sua relazione con Alessandra Benucci (1513, poi segretamente sposata nel 1527). Le sue Rime, sul modello petrarchesco e con influssi boiardeschi, constano di 41 sonetti, 12 madrigali, 5 canzoni e 27 capitoli in terza rima. Le sette Satire, scritte tra il 1517 e il 1524, in terzine sul modello delle epistole oraziane, rappresentano uno dei momenti più alti dell'arte poetica ariostesca: articolate in una sostanziale struttura dialogica di tipo epistolare, esse si rivolgono a personaggi reali a cui furono effettivamente inviate. Valutazioni, paragoni e inserti favolistici ne arricchiscono la vivace polifonia narrativa. L'importante epistolario (che consta di ben 214 lettere scritte tra il 1498 e il 1532) comprende soprattutto missive di carattere ufficiale in cui emergono i conflitti interiori dell'autore e la sua dimensione umana.