Novellistica e teatro del Rinascimento

La tragedia classicistica

All'inizio del Cinquecento la Poetica di Aristotele divenne testo normativo dei principali generi letterari. Per la tragedia si ritenne che le riflessioni compiute dal filosofo greco fornissero "regole"(le unità di tempo, luogo e azione) da seguire comunque per il genere tragico. La prima tragedia fedele a queste norme fu proposta da G.G. Trissino. A essa seguì l'opera di altri autori: il fiorentino Giovanni Rucellai (1475-1520) con Rosmunda (1516) e Oreste (1525); il ferrarese Giambattista Giraldi Cinzio (1504-1573) con Orbecche (1541), di ispirazione senechiana; il padovano Sperone Speroni (1500-1588) con Canace (1546); il veneziano Ludovico Dolce (1508-1568) con Didone (1547) e Marianne (1565); infine, Pietro Aretino con Orazia (1546).

Gian Giorgio Trissino

Il vicentino Gian Giorgio Trissino (1478-1550) godette dell'appoggio dei papi Leone X, Clemente VII e Paolo III, per i quali compì numerose missioni diplomatiche in Italia e Germania. Fu un fiero sostenitore del classicismo letterario e artistico. Nel dialogo Il castellano (1529) affrontò la questione della lingua, rifiutando le tesi della "toscanità" e della "fiorentinità" a favore di una fusione dei vari dialetti (il "parlar comune"), sulla base del dantesco De vulgari eloquentia, da lui tradotto. Propose persino una riforma ortografica. Nell'Arte poetica (1529-62) teorizzò il sistema dei generi letterari, stabilendo norme rispettose della poetica di Aristotele e ispirate al classicismo. Le sue opere teatrali costituiscono un'applicazione dei suoi principi: la commedia I simillimi (1548), sul modello di Aristofane e di Plauto; la Sofonisba (1524), prima tragedia "regolare", in endecasillabi sciolti e fedele allo schema della tragedia greca. Scrisse inoltre la raccolta di Rime volgari (1529), interessanti per le sperimentazioni metriche; il poema epico L'Italia liberata dai Goti (1547-48).