Torquato Tasso e il periodo controriformistico

Raccolta l'eredità rinascimentale, TorquatoTasso diventa l'espressione della travagliata epoca della Controriforma, diventando un importante anello di congiunzione tra due secoli e due epoche letterarie distinte.

Il consolidamento delle monarchie assolute e il dominio della Spagna sull'Italia sono gli elementi di un periodo di grave crisi politico-culturale. Ancora più determinante lo sconvolgimento prodotto dalla Riforma protestante, entrata solo limitatamente in Italia, ma che si diffuse rapidamente nel Nord Europa. La Chiesa reagì convocando il concilio di Trento (1545-1563) con l'intento di una più rigida definizione dei dogmi. Il forte controllo della Chiesa non si esercitò soltanto direttamente (per esempio, con l'Indice dei libri proibiti , pubblicato nel 1559) ma anche indirettamente, attraverso il lavoro di elaborazione della cultura cattolica. Interprete di questa drammatica crisi e delle contraddizioni dell'epoca fu Torquato Tasso.

Una vita drammatica

Torquato Tasso (1544-1595) è una delle figure più alte della letteratura italiana e la massima espressione della cultura tardo-rinascimentale. Grande poeta e scrittore, fece propria l'eredità del Rinascimento coniugandola con le istanze e le contraddizioni dell'epoca della Controriforma e diede vita a un'arte capace di esprimersi con una sensibilità moderna.

Tasso nacque a Sorrento in una famiglia della piccola nobiltà: la madre, Porzia de' Rossi, era toscana; il padre, Bernardo, di origine bergamasca, elegante letterato petrarchista, si era stabilito nel Regno di Napoli al servizio del principe di Salerno Ferrante Sanseverino, che seguì a Roma dove si fece raggiungere dal giovane Torquato, che cominciò una vita di peregrinazioni tra Bergamo, Urbino, Venezia, Padova e altre località. Intanto aveva cominciato a scrivere versi: nel 1559 pose mano a un primo abbozzo di poema epico dal titolo Libro primo del Gierusalemme; poco dopo pubblicò il Rinaldo (1562). Lavorava contemporaneamente a un'interessante riflessione sulla poesia, i Discorsi sull'arte poetica, pubblicati più di vent'anni dopo (1587). Nel 1565, a Ferrara, entrò al servizio del cardinale Luigi d'Este: fu il periodo migliore della vita di Tasso, al centro di significativi apprezzamenti da parte della corte, in particolare dalle sorelle del duca, Lucrezia ed Eleonora. Questo periodo fu coronato dalla stesura e dalla messa in scena della favola pastorale Aminta (1573), rappresentata con vivo successo nell'isoletta del Belvedere. Nel corso dei due anni successivi il poeta si impegnò a fondo nella prima stesura del poema sulla crociata, la Gerusalemme liberata, che fu presentata al duca Alfonso e a sua sorella Lucrezia suscitando il loro grande entusiasmo. Come riconoscimento della sua arte, nel 1576 venne nominato storiografo di corte. Lo sforzo creativo e le tensioni della vita cortigiana minarono il suo fragile equilibrio psichico, che si sentì sempre più vittima di improbabili congiure. Per verificare la propria correttezza teologica volle sottoporsi al vaglio del Sant'Uffizio: assolto, non accettò volentieri la sentenza, in quanto si sentiva incerto nei confronti della fede cattolica. Sempre più sospettoso, manifestò un atteggiamento delirante che culminò con l'aggressione a un servo (1577), per cui venne messo sotto custodia nel convento di San Francesco. Tasso fuggì da Ferrara e iniziò a girovagare per l'Italia giungendo fino a Sorrento, dalla sorella che non lo vedeva da anni. Si trasferì per qualche tempo a Urbino, ospite di Francesco Maria della Rovere e poi a Torino. Durante queste peregrinazioni cominciò a stendere i Dialoghi, su cui continuò a lavorare fino ai suoi ultimi giorni. Tornato improvvisamente a Ferrara (1579) nel giorno delle nozze tra Alfonso II e Margherita Gonzaga, cominciò a dare in escandescenze e a inveire contro il duca; arrestato, fu rinchiuso nell'ospedale di Sant'Anna, dove fu sottoposto per quattordici mesi a un regime di dura segregazione e per altri cinque anni a un trattamento più blando. Durante la sua reclusione uscì la prima edizione integrale della Gerusalemme liberata (1581), che ottenne un immenso successo. Il poeta seguì con ansia e interesse le vicende del suo lavoro e scrisse l'Apologia della Gerusalemme liberata (1585) in difesa delle scelte compiute. Dopo molte insistenze e intercessioni nel 1586 venne rilasciato e affidato al duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga. Tasso si allontanò presto dalla città lombarda e riprese a girovagare senza una meta apparente: fu a Bergamo, ove pubblicò la cupa tragedia Re Torrismondo (1587), a Roma, a Napoli, dove fu ospite del monastero degli Olivetani, per i quali scrisse il poemetto Il monte Oliveto (1588); tornò a Roma, dove risiedette presso Scipione Gonzaga, per il quale scrisse la Genealogia di Casa Gonzaga (1591). Tornò a Mantova, dove pubblicò la Prima parte delle Rime (1591), una raccolta di liriche in cui rielaborò con intensa sensibilità l'intera eredità petrarchesca (i temi della bellezza, della natura, dell'amore, della lontananza e della morte). Di nuovo a Roma si dedicò alla revisione completa (con una sottolineatura moralistica e spesso più convenzionale) del poema cavalleresco, ripubblicato con il titolo Gerusalemme conquistata (1593). Scrisse poemetti di contenuto religioso (Le lagrime di Maria Vergine; Le lagrime di Gesù), che pubblicò assieme alla Seconda parte delle Rime (1593), e si dedicò alla stesura del poema Le sette giornate del mondo creato, lasciato incompiuto. Trovò un po' di serenità grazie all'attenzione di papa Clemente VIII, che gli assegnò una pensione e gli promise l'incoronazione solenne come poeta della cristianità. Per prepararsi a questo evento Tasso si dedicò con rinnovato entusiasmo ai Discorsi del poema eroico, stampati nel 1594. All'improvviso, nella primavera del 1595, egli si spense a Roma.

L'"Aminta"

Questo dramma pastorale in cinque atti è la prima opera in cui Tasso rivela la propria grandezza poetica. Si incentra sull'amore del pastore Aminta per la ninfa Silvia, ritrosa e scontrosa, che solo alla fine, mossa dalla pietà, si decide a riconoscere il proprio sentimento e ad accettare quello del pastore. Il contenuto dell'opera è piuttosto esile e si fonda su colpi di scena, come l'aggressione di un satiro ai danni di Silvia, liberata da Aminta, e su equivoci, come quello relativo alla notizia della morte apparente prima della ninfa, poi del pastore, che ha tentato il suicidio salvandosi all'ultimo momento. La conclusione felice è il coronamento di tante prove e la vittoria dell'amore. Ciò che conta non è la trama, ma l'esaltazione dell'età dell'oro compiuta dal poeta; essa è vista come la realizzazione del desiderio naturale in contrapposizione a un mondo in cui domina l'artificiosità dell'onore, la mancanza di sentimenti autentici. Il mondo dell'Aminta è una specie di paradiso terrestre non toccato dal peccato né tanto meno dalla consapevolezza di esso; è la dimensione in cui l'essere umano raggiunge la perfezione seguendo il proprio istinto naturale. La finzione pastorale permette al poeta di esprimere liberamente il proprio sogno di vita e di avvertirne la distanza incolmabile dalla società in cui vive.

La "Gerusalemme liberata"

Frutto di un lungo lavoro e di vere e proprie angosce, il poema (in 20 libri in ottave) muove dalla sostanziale accettazione dei precetti indicati nella Poetica di Aristotele per la poesia epica. Partendo dal principio delle finalità educative della poesia, Tasso si propone di narrare una vicenda che esalti il "meraviglioso cristiano", si fondi sulla storia (quella della prima crociata e della liberazione del Santo Sepolcro) e presenti elementi atti a stupire il lettore e a renderlo più disponibile ad accogliere la verità. L'argomento scelto aiuta a dividere nettamente la scena in due campi contrapposti, uno seguace del Bene, l'altro espressione del Male, a caratterizzare gli eroi, a riproporre la più classica delle vicende epiche, l'assedio della città nemica. Il racconto si apre con l'intervento divino per invitare Goffredo a riportare l'unità tra le schiere cristiane e a condurle sotto le mura di Gerusalemme per dar l'assalto finale alla città. In questo quadro entrano in gioco diversi elementi che rendono più fluida e poeticamente efficace la narrazione: in primo luogo il paesaggio, composto di tinte sfumate, di notturni carichi di fascino, di aspetti al tempo stesso accoglienti e minacciosi, capaci di rappresentare lo stato d'animo profondo dei personaggi; poi la magia, suddivisa nettamente in positiva e negativa riguardo ai fini, ma rivolta a svelare la dimensione inconscia dell'animo umano, dove risiedono le paure, i sogni, i desideri erotici degli eroi; infine l'amore, che unisce in vari modi i destini di donne pagane e di cavalieri cristiani. L'amore per Tasso si congiunge per lo più a immagini di morte; ma nelle pagine che descrivono il giardino di Armida rivive, con una nota di erotismo più maturo, il sogno della perfezione dell'età dell'oro già evocato nell'Aminta.

Il giudizio critico e la fortuna

Si potrebbe dire che con Tasso finisca il Rinascimento e inizi qualcosa di complesso e contraddittorio che è, in fondo, lo spirito stesso della poesia "moderna". Certamente egli è un maestro della crisi e insieme il protagonista più alto di una letteratura che sgrana la sua ricerca di nitidezza realistica in favore di un tono sognante e soffuso, tanto malinconico quanto custodito dalla bellezza di una serena disperazione. La Gerusalemme liberata, il poema dell'"aspra tragedia" umana, è anche il capolavoro di un sentimento antico perduto, ormai indefinito e, per tutti, insondabile. Onorato già in vita, Tasso dopo la morte divenne oggetto di ininterrotta ammirazione. Caposcuola delle correnti letterarie secentesche, fu modello di poetica della meraviglia per la cultura barocca e, con le sue atmosfere idilliche e pastorali, diede spunti ai poeti dell'Arcadia. Alla sua poetica si ispirarono anche molti scrittori europei del Seicento: Milton, Shakespeare, Cervantes, Lope de Vega, Calderón de la Barca. Notevole fu nel Settecento la sua influenza sul melodramma. I poeti preromantici e romantici videro in lui soprattutto l'immagine esemplare del genio che soffre fino alla follia il contrasto con le costrizioni e le ipocrisie della vita quotidiana.

Torquato Tasso in sintesi

Torquato Tasso Nato a Sorrento (1544-1595), visse una vita drammatica peregrinando tra varie città e corti italiane, vittima di turbe psichiche, dello sforzo creativo e delle angosce derivanti dalla vita cortigiana.
Opere principali Aminta (1573), favola pastorale in cui il mondo è rappresentato come una specie di paradiso terrestre non toccato dal peccato né tanto meno dalla consapevolezza di esso; è la dimensione in cui l'essere umano raggiunge la perfezione seguendo il proprio istinto naturale. La Gerusalemme liberata (1581), poema in ottave in 20 canti, nel quale, partendo dal principio delle finalità educative della poesia, Tasso si propone di narrare una vicenda che esalti il "meraviglioso cristiano", si fondi sulla storia (quella della prima crociata) e presenti elementi atti a stupire il lettore e a renderlo più disponibile ad accogliere la verità.