La nuova poesia: Saba e Ungaretti

Clemente Rebora

Di formazione laica, il milanese Clemente Rebora (1885-1957) attraversò una grave crisi interiore che lo portò vicino al suicidio; a questa condizione è legata la scelta della poesia come forma di riflessione e comunicazione. Pubblicò nel 1913 i Frammenti lirici, dominati da un profondo senso di inquietudine esistenziale. Lo scoppio del primo conflitto mondiale acuì il suo disagio. Pubblicò i Canti anonimi di C. R. (1922) e datosi allo studio delle letterature orientali e degli scrittori russi, tradusse la favola buddista Gianardana (1923), Il cappotto di N. Gogol (1922), La felicità domestica di L. Tolstoj (1930). Nel 1928 si accostò alla fede cattolica, nel 1929 prese i voti e nel 1936 fu ordinato sacerdote: al momento della sua ordinazione distrusse tutti i suoi scritti e si chiuse nel completo isolamento, senza tuttavia mai smettere l'attività poetica, come testimoniano le ultime raccolte di argomento religioso: Via Crucis (1955); Canti dell'infermità (1956).

La poesia di Rebora nasce da un espressionismo martellante, quasi plasmato e lavorato da un'interrogazione spirituale angosciosa che pare priva di soluzione. Come nel caso lontano di Jacopone da Todi, anche la sua poesia religiosa appare un dramma irrisolto, perpetuo e luminosissimo.