La nuova poesia: Saba e Ungaretti

Dino Campana

Dino Campana (1885-1932), considerato per l'eccentricità della vita l'ultimo dei poeti "maledetti", ha tentato uno sperimentalismo originalissimo che risente di numerose componenti culturali, in primo luogo del simbolismo francese.

Nato a Marradi, presso Firenze, studiò chimica a Bologna e Firenze; già nel 1905 venne ricoverato per qualche mese nel manicomio di Imola. Vagabondò in seguito per l'Italia e all'estero. Nel 1913 entrò in contatto a Firenze con A. Soffici e G. Papini. Nel 1914 pubblicò a proprie spese la sua prima opera, Canti orfici. Nel 1918 fu internato nel manicomio di Castel Pulci, presso Firenze, e lì visse fino alla morte. La maggior parte della produzione artistica (Inediti, 1942; Taccuino, 1949; Lettere, 1958; Taccuinetto fiorentino, 1960) fu pubblicata postuma.

La poetica

Se la follia è un modo per comprendere la sua esistenza, nella poesia essa è il segno letterario di un'esperienza conoscitiva, che spinge il poeta al totale rifiuto della realtà alienante, alla ricerca di una innocenza incontaminata. Ricollegandosi a Baudelaire, Rimbaud, Poe, Nietzsche, Campana sviluppa nella sua poesia una volontà anarchica e distruttiva, che mira anche a sconvolgere i meccanismi della comunicazione borghese e a creare con la parola poetica lampi improvvisi, "grida" per "sputarvi in viso". Suo tema fondamentale è il "viaggio", metafora poetico-esistenziale che spinge il poeta verso terre lontane alla ricerca di una terra sognata, intuita solo poeticamente. Ricerca, conoscenza, liberazione che apre agli aspetti più inquietanti dell'esistenza; la parola poetica si fa divina perché rivelatrice della realtà più profonda e inconoscibile. Di qui il titolo che richiama il mitico cantore greco Orfeo e un'antica religione misterica, per designare questa poesia capace di penetrare nel mistero, assoluta.

La poesia di Campana occupa un posto a sé e rappresenta un risultato autonomo rispetto alle forme dell'avanguardia. Il mito del poeta "pazzo" e "vagabondo", nato dopo l'internamento definitivo in manicomio, non ha agevolato la comprensione della sua poesia.