Gli anni Venti e Trenta

"Solaria" e i solariani

La rivista "Solaria" nasce a Firenze nel 1926 per iniziativa del giornalista Alberto Carocci. Sua prospettiva era l'apertura a una coscienza letteraria europea e cosmopolita, liberata dai condizionamenti programmatici o nazionalistici. Dall'esperienza della "Ronda" ereditò il culto dell'eleganza formale e un implicito disimpegno nei confronti del regime fascista. La rivista "Solaria" fece conoscere F. Tozzi e I. Svevo, ma anche M. Proust, J. Joyce, T.S. Eliot e F. Kafka. La sua ricerca letteraria fu un tentativo di approfondimento civile e politico. Le pubblicazioni vennero sospese nel 1936, dopo alcuni interventi della censura fascista. Tra i collaboratori figurano E. Montale, G. Debenedetti, C.E. Gadda, R. Bacchelli, E. Vittorini e G. Ungaretti.

All'interno della nuova aria europea ebbero modo di maturare scrittori molto diversi fra loro, ma tutti accomunati da una forte ricerca narrativa.

Il trevigiano Giovanni Comisso (1895-1969), instancabile viaggiatore, curioso e vitalissimo, propose una scrittura di spregiudicata sensualità, che pure si traduce in un raccontare conversevole, come nei racconti cronachistici del Settecento. La sua fama è legata a racconti (Gente di mare, 1929; Un gatto attraversa la strada, 1954), a diversi libri di viaggio (L'italiano errante per l'Italia, 1937; Capricci italiani, 1952) e soprattutto al diario Giorni di guerra (1930), in cui l'evento tragico viene rivissuto con uno stupore colmo di vitalità.

Il fiorentino Alessandro Bonsanti (1904-1984), richiamandosi a M. Proust, cercò un procedimento analitico, volto a cogliere il trapasso del tempo attraverso una capillare esplorazione psicologica e della memoria. Le sue opere più significative sono Racconto militare (1937), il romanzo ciclico La vipera e il toro (1955) e la tetralogia La buca di San Colombano (1964-72).

Arturo Loria (1902-1957), di Carpi, si avvalse di una prosa sempre drammatica e impietosa sulle assurdità quotidiane nei racconti: Il cieco e la bellona (1928); La scuola di ballo (1932); Settanta favole (1957) e il romanzo incompiuto Le memorie inutili di Alfredo Tittamanti (1941).

L'istriano Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910-1965), amico di U. Saba, al quale fu legato da un forte rapporto intellettuale, svolse una lunga attività di giornalista. Esordì nella narrativa con racconti pubblicati su "Solaria" (1931-32) e confluiti poi nel volume I nostri simili (1939). Di ambientazione istriana è la trilogia autobiografica Gli anni ciechi (Le trincee, 1942; Amor militare, 1955; Il cavallo Tripoli, 1956), in cui scandagliò la propria tormentata adolescenza e la dolorosa iniziazione alla vita adulta. Il romanzo più noto è L'onda dell'incrociatore (1947), forte vicenda dominata da un complesso edipico irrisolto, ambientata nel porto di Trieste.