La letteratura umanistica alla corte dei Medici: Lorenzo il Magnifico, Poliziano, Pulci

Lorenzo il Magnifico

Lorenzo de' Medici (1449-1492), detto il Magnifico, governò Firenze dal 1469, garantendo il rispetto formale delle istituzioni comunali democratiche, anche se di fatto le esautorò, accentrando in sé tutto il potere. In politica estera, praticò una strategia di alleanze, che lo portò a essere il perno dell'equilibrio venutosi a costituire fra gli stati d'Italia. Per quanto riguarda la sua produzione letteraria, al periodo giovanile risalgono la Nencia da Barberino (1473), gustoso idillio rusticano in cui il poeta si finge pastore e loda con la fresca immediatezza di un popolano le bellezze della sua donna, e i poemetti L'uccellagione di Starne (anche Caccia col falcone) e Il simposio, caricatura dei più noti bevitori fiorentini, di tono comico-realistico sul modello di Pulci. In seguito si fece più viva l'adesione alle teorie neoplatoniche sostenute da Marsilio Ficino: l'Altercazione (1473-74) è un dialogo filosofico con lo stesso Ficino circa il sommo bene. Del 1483-84 è un Comento in prosa e in poesia (41 sonetti) che narra con freschezza di notazioni psicologiche una storia d'amore sul modello della Vita nuova di Dante. Posteriori al 1486 sono i due poemi idillici Ambra e Corinto e i due libri di strambotti delle Selve d'amore, che rileggono lo stesso tema in toni più intimi e sofferti, venati di malinconia. La stessa atmosfera di malinconia si ritrova nelle opere della maturità, come le Canzoni a ballo e i Canti carnascialeschi, fra i quali è il notissimo Trionfo di Bacco e Arianna che esprime la fugacità della vita. Scrisse anche opere di argomento religioso, quali la Rappresentazione di san Giovanni e di san Paolo (1491) e nove Laudi.