Il classicismo barocco

Il caso di Francesco Fulvio Frugoni

Il genovese Francesco Fulvio Frugoni (1620-1686) crebbe e studiò in Spagna. Al suo ritorno a Genova scrisse un poema giocoso, La guardinfanteide (1639), pubblicato con lo pseudonimo di Flaminio Filauro. Al seguito di Anton Giulio Brignole Sale, ambasciatore genovese, viaggiò lungamente in Europa. Verso il 1650 entrò nell'ordine dei Minori di san Francesco di Paola e negli anni seguenti compose alcune opere sacre. Dal 1652 fu al servizio di Aurelia Spinola, vedova del principe di Monaco: per lei scrisse il dramma musicale L'innocenza riconosciuta (1653) e dopo la sua morte scrisse una biografia romanzata e fortemente elogiativa, intitolata L'eroina intrepida (1673). Negli ultimi anni, esiliato da Genova, fu a Torino e a Venezia. Si dedicò al teatro, al poema epico e alla composizione di un'opera singolare di racconti satirici intitolata Il cane di Diogene (pubblicata postuma nel 1689). Nei sette volumi, o "latrati", che compongono Il cane di Diogene, uno degli esempi più curiosi di prosa barocca italiana, Frugoni utilizza una ricca varietà di temi, di stili e soprattutto di linguaggi (usa la lingua dotta e quella gergale, il francese o lo spagnolo, i neologismi e i dialetti), in modo da costituire un vero e proprio pastiche, cioè un'opera che vuole concentrare in sé qualunque argomento e qualsiasi modo per parlarne. Tuttavia, il virtuosismo linguistico prevale sulla materia trattata e induce una certa monotonia.