Il classicismo barocco

La fiaba napoletana di Basile

Il napoletano Giovan Battista Basile (1575-1632) è l'autore del bellissimo Lo cunto de li cunti. Dal 1600 al 1604 fu al servizio della Repubblica di Venezia, dove ebbe la possibilità di conoscere l'ambiente dei letterati e di farsi introdurre all'Accademia degli Stravaganti. Tornato a Napoli, frequentò l'Accademia degli Oziosi. Visse per un breve periodo alla corte dei Gonzaga a Mantova e successivamente lavorò al seguito della sorella Adriana, una famosa cantante. Fu anche governatore in alcune zone del Sud in rappresentanza di nobili napoletani. Scrisse, usando lo pseudonimo Gian Alesio Abbatius, anagramma del suo vero nome, liriche e poemi che non si discostano dai moduli marinistici e tardo-rinascimentali (Il pianto della Vergine, 1608; Madrigali et ode, 1609, la favola marinara Le avventurose disavventure, 1611; le Egloghe amorose e lugubri, 1612). Pubblicò anche opere in dialetto napoletano molto apprezzate, che dimostrano il suo attaccamento alle tradizioni e alla cultura partenopea (le egloghe Le muse napoletane, 1635, postumo). L'amore per le fiabe, le favole, i motti popolari e i proverbi lo portò a raccogliere prezioso materiale: nacque così il suo capolavoro, (pubblicato postumo tra il 1634 e il 1636 per volere della sorella Adriana), Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de' peccerille, noto anche come Pentamerone. Si tratta di una raccolta di 50 fiabe con una speciale cornice: le fiabe vengono raccontate in cinque giorni da dieci vecchie. La bellezza del libro è una vivacità narrativa straordinaria, un uso brillante e moderno della lingua. La realtà e la fantasia si completano in un'esuberanza lirica e insieme commovente che forse non ha pari in tutto il barocco italiano. Dalla sua raccolta furono derivate fiabe come Cenerentola, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata.