Il classicismo barocco

Le storie di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Minori, ma vibranti per il medesimo sano gusto popolare, sono i libri del bolognese Giulio Cesare Croce (1550-1609). Nato povero, fu un vero e proprio cantastorie e scrisse dialoghi, scherzi, pronostici e canzoni, sia in italiano sia in dialetto romagnolo, stampandoli su fogli volanti e opuscoli che venivano venduti sulle piazze. La sua fama letteraria resta comunque affidata a quel piccolo capolavoro di narrazione popolare che sono le proverbiali Sottilissime astuzie di Bertoldo (1606), seguite dalle Piacevoli e ridicolose simplicità di Bertoldino, figliuolo del già detto Bertoldo (1608). A Bertoldo e Bertoldino, Adriano Banchieri (1567-1634) volle aggiungere una continuazione, Il cacasenno (1620), che fu poi illegittimamente inglobato ai primi due. Scritto in una lingua popolareggiante, ma efficace nell'immediatezza della rappresentazione degli aspetti materiali della condizione umana, il Bertoldo e le sue "continuazioni" sono uno dei capolavori della narrativa popolare di tutti i tempi.