La prosa filosofica, scientifica e storica

Gli scrittori gesuiti: Bartoli e Segneri

Resta sul ferrarese Daniello Bartoli (1608-1685) il giudizio di Leopardi, che lo definì "il Dante della prosa italiana". Bartoli entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù e vi compì tutti gli studi. Insegnante di retorica a Parma, dal 1637 divenne uno dei più importanti predicatori italiani. Nel breve scritto Dell'uomo di lettere difeso ed emendato (1645) assunse una posizione moderata nei confronti del barocco, stile "moderno e concettoso". Tra le sue numerosissime opere minori, vanno segnalati il trattato sull'Ortografia italiana (1670) e il De' simboli trasportati al morale (1677). Il suo capolavoro è l'Istoria della Compagnia di Gesù (1650-73). Il fine dell'opera non è storiografico ma direttamente celebrativo e religioso. Cionondimeno, all'interno della sua opera si trovano grandiose descrizioni geografiche puntellate da precise considerazioni di carattere storiografico. Su questa base si aprono poi i ritratti a tutto tondo degli eroi gesuiti: Francesco Saverio, Matteo Ricci. Lo stile di Bartoli, lontano dagli eccessi del concettismo, è giustamente celebre: pur all'interno della proliferante retorica barocca, la sua prosa appare elegante, fluida ed equilibrata in modo armonioso.

La letteratura controriformistica ha un punto di forza nella produzione di predicatori. Le loro prediche non raggiungono alti profili teologici, ma certo sono di altissima spettacolarità moralistica e retorica.

È il caso di Paolo Segneri (1624-1694): il suo Quaresimale (1679) è un capolavoro della letteratura omiletica del Seicento: la vastissima e salda cultura teologica trova espressione in un'eloquenza appassionata, che rifugge da eccessivi contorcimenti retorici e dal concettismo oscuro in voga ai suoi tempi. Da ricordare anche Sforza Pallavicino (1607-1667) e la sua Istoria del Concilio di Trento (1656-57).