Dante Alighieri

La "Divina Commedia"

Pensato semplicemente come Commedia da Dante, il titolo assunse ufficialmente l'attributo "divina" per iniziativa di Ludovico Dolce, curatore di un'edizione stampata a Venezia dal Giolito nel 1555. Secondo Dante (De vulgari eloquentia, Epistola a Cangrande) il concetto di commedia è collegato a un genere di vicenda orribile negli inizi e felicemente conclusa, nonché a uno stile medio-umile, rispetto a quello elevato della tragedia. La stesura, avviata probabilmente negli anni 1306-07, impegnò il poeta per il resto della sua vita. Il poema si articola in 3 cantiche: l'Inferno (34 canti, ovvero 33 più uno d'introduzione generale), il Purgatorio e il Paradiso (33 canti ciascuno), per un totale di 100 canti, composti da 14.233 versi endecasillabi riuniti in terzine incatenate (schema ABA BCB CDC DED...).

Esso è concepito come il resoconto d'un viaggio di sette giorni nei regni d'oltretomba intrapreso dal poeta per risolvere una crisi che lo ha colto a metà del proprio cammino esistenziale (35 anni). Sarà Beatrice, la donna amata dal poeta nella giovinezza, a scendere dal Paradiso per affidare Dante alla guida di Virgilio, il massimo poeta della latinità. Fortificato dalla sua presenza, l'8 aprile, venerdì Santo, del 1300 (anno del Giubileo bandito da Bonifacio VIII) il pellegrino Dante si addentra nella voragine sotterranea dell'Inferno, dove incontra le anime dannate. Il 10 aprile, Pasqua di Resurrezione) affronta sulle pendici della montagna del Purgatorio la parte penitenziale del proprio viaggio in compagnia delle anime in attesa di liberazione. Passato sotto la diretta tutela di Beatrice dopo aver raggiunto il Paradiso Terrestre, spicca il volo (13 aprile, mercoledì di Pasqua) verso il Paradiso, dove nel cielo Empireo potrà finalmente, sia pure per pochi istanti, godere della contemplazione di Dio. È lo stesso Dante a stabilire il fine della sua opera nell'Epistola a Cangrande: affrancare i viventi dalla miseria del peccato e guidarli verso la suprema felicità.

Non vi è dubbio che Dante trasse ispirazione dalla Sacra Scrittura, da testi della latinità classica e dalla letteratura cristiana. Posizione privilegiata nell'immaginario dantesco occuparono il rapimento di san Paolo al terzo cielo, menzionato nella Seconda lettera ai Corinti, 12, e la discesa agli Inferi di Enea nel VI libro del poema di Virgilio. La Commedia è dunque concepita come Eneide della modernità, epica dello spirito cristiano.

 

Valore universale della "Divina commedia"

La Divina commedia è un'opera di conversione, un lungo percorso attraverso la scoperta del peccato e del male verso la redenzione dell'uomo e la visione mistica. Ambiziosissima enciclopedia della scienza, del pensiero e della spiritualità medievali, prima opera sicuramente classica della tradizione in volgare, monumento di lingua, di poesia e di sentire civile e morale, messaggio prodigiosamente versatile, capace di raggiungere diversissimi settori di pubblico (incluso quello popolare), la Divina commedia si è affermata nei secoli come l'opera della letteratura italiana più nota e più letta in Italia e nel mondo.

 

"Inferno"

Per Dante il viaggio agli Inferi sotto la guida di Virgilio è, come del resto quello nel Purgatorio e nel Paradiso, un viaggio di conoscenza: conoscenza del peccato, della sua natura, delle sue gradazioni di gravità, delle sue conseguenze per la vita terrena e quella ultraterrena. La struttura della voragine infernale che giunge al centro della Terra, basata su principi aristotelici e ciceroniani, è divisa in 9 cerchi. Incontrate nei 5 cerchi superiori della cavità (alto Inferno) le anime di coloro che furono incapaci di controllare naturali pulsioni e appetiti, nel basso Inferno Dante trova i più esecrabili peccatori, nei quali agì una vera e propria lucida volontà di arrecare, con la violenza o con la frode, offesa e danno a Dio, a sé o ai propri simili. Spiccano, nella prima compagine, le figure di Francesca da Rimini, di Ciacco, di Filippo Argenti; nella seconda quelle di Farinata degli Uberti, Cavalcante de' Cavalcanti, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Ulisse, Guido da Montefeltro e Ugolino della Gherardesca. Alla struttura ripetitiva dell'incontro con le anime si accompagnano molteplici elementi di variazione. Per esempio: gli scenari di pena, regolati dalla legge del contrappasso (valida anche nel Purgatorio), secondo cui la pena deve richiamare, per analogia o contrasto, la colpa e soprattutto i sentimenti contrastanti di Dante di fronte ai suoi interlocutori (sdegno, ironia, ma anche palpitante partecipazione).

 

"Purgatorio"

Immaginato da Dante, in relazione all'Inferno, come montagna prodotta da uno spostamento di masse terrestri a contatto con Lucifero precipitato dal cielo, il Purgatorio si erge su un'isola situata agli antipodi di Gerusalemme nell'emisfero delle acque. Lo spazio della montagna tra le due zone estreme dell'Antipurgatorio (in prossimità della spiaggia) e del Paradiso Terrestre (sulla sommità), è diviso in 7 balze, sulle quali i penitenti passano purificando di volta in volta l'inclinazione verso uno dei peccati capitali. Mentre nella discesa infernale ci s'imbatteva in colpe sempre più gravi, l'ascesa purgatoriale rivela un criterio di gravità decrescente: dall'amore rivolto al male (superbia, invidia e ira) all'amore del bene tiepidamente esercitato (accidia) per giungere, nelle balze più elevate, all'amore eccessivo di beni mondani (avarizia, gola e lussuria). Se nell'Inferno Dante aveva sperimentato l'operare divino come giustizia, nel Purgatorio egli diviene partecipe della divina misericordia. Di centrale interesse risultano gli incontri con artisti e poeti quali Casella, Sordello da Goito, Bonagiunta da Lucca, Guido Guinizelli, Arnaut Daniel, Stazio e Oderisi da Gubbio. Gli ultimi canti sono fortemente marcati dalla presenza di Beatrice, la donna amata che ha acquisito connotazioni allegoriche di Rivelazione, Amore Divino, Grazia, Fede, Teologia, e sostituisce Virgilio.

 

"Paradiso"

La regola strutturale del 9+1, valida per Inferno e Purgatorio (nove cerchi più il vestibolo nel primo caso, nove ripartizioni inferiori più il Paradiso Terrestre nel secondo), vale anche per il Paradiso, dove ai 9 cieli (dei pianeti, delle Stelle Fisse e Primo Mobile) si aggiunge l'Empireo. Da quest'ultimo, dove godono della beatitudine eterna, gli spiriti scendono a manifestarsi al pellegrino nel cielo di cui subirono l'influsso in vita. Il Paradiso risulta così organizzato gerarchicamente. I tre cieli inferiori (Luna, Mercurio, Venere) ospitano coloro che non raggiunsero l'assoluta perfezione. A questi seguono, in ascesa, i cieli degli spiriti attivi: quello del Sole con i sapienti, di Marte con i militanti per la fede, di Giove con i giusti, e quello degli spiriti contemplativi, Saturno. I rimanenti due cieli sotto l'Empireo consentono al pellegrino di perfezionare la propria preparazione all'ultima ascesa assistendo al trionfo di Cristo, della Vergine e degli angeli e sottoponendosi a un esame sulle virtù teologali (fede, speranza, carità). Nel cielo Empireo, il vero e proprio Paradiso, sede di Dio e dei beati, gli appare una "candida rosa" composta da innumerevoli anime assise su troni in file disposte come in un anfiteatro. Tra queste egli scorge Beatrice, che ha lasciato il ruolo di guida a san Bernardo di Chiaravalle. La preghiera di Bernardo assicura l'intercessione della Vergine Maria, grazie alla quale il pellegrino ottiene infine l'inusitato privilegio di penetrare nel mistero della divina essenza.