La reazione antiromantica

La Scapigliatura

Il diffuso atteggiamento di insofferenza nei confronti del clima civile e sociale dell'epoca (in politica la gestione moderata del Risorgimento, nell'arte i toni moralistici e provinciali del romanticismo italiano) avviò una forte reazione alla cultura romantica da parte del gruppo della Scapigliatura, operante perlopiù a Milano negli anni '60. Il termine Scapigliatura, provocatorio e programmatico, simboleggiava il disordine della vita e dell'abbigliamento contro l'ordine curato e artificiale imperante. I temi degli scapigliati erano la lotta al conformismo borghese, dietro a cui vedevano il moderatismo romantico, il suo provincialismo e quindi il tono ormai convenzionale di una cultura incapace di stare al passo con la grande letteratura straniera, specie francese. La Scapigliatura non costituì mai, in effetti, un vero e proprio gruppo, ma solo un orientamento di rottura. Il "realismo" europeo fu il pretesto per provocare e attaccare (persino attraverso un furioso sperimentalismo formale) la sentimentale tradizione retorico-umanistica.

Ne fu araldo il milanese Cletto Arrighi (pseudonimo di Carlo Righetti, 1830-1906) con il romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio (1862), che narra di un ambiente di giovani artisti milanesi, irrequieti e ribelli.

Nato nel Monferrato, Ugo Iginio Tarchetti (1839-1869) dopo gli studi superiori fu ufficiale di carriera e partecipò alla repressione del brigantaggio nel Meridione, fatto che lo indusse a lasciare la vita militare. A quegli anni risalgono le prime composizioni, le prose poetiche Canti del cuore (1865). Suggestionato dalla letteratura fantastica del tedesco E.T. Hoffmann e di E.A. Poe, descrisse casi strani e bizzarri, pervasi talora da forte gusto per il macabro. Si ricordano i racconti Le leggende del castello nero (1867); Amore nell'arte (1869); Storia di una gamba (1869). Della sua produzione narrativa sono di particolare interesse tre romanzi: Paolina (1865), storia di una povera fanciulla nella crudele realtà della città; Una nobile follia. Drammi della vita militare (1866), violenta denuncia antimilitarista delle ipocrisie sociali; ma soprattutto Fosca (1869), l'opera più riuscita, che narra l'inquietante passione di un giovane per una donna brutta e malata, che, tuttavia, lo lega a sé per fascino morboso e perverso.

Carlo Dossi

Carlo Dossi, pseudonimo di Carlo Aberto Pisani Dossi (1849-1910) è considerato l'esponente della Scapigliatura che più di ogni altro tentò di scardinare le tradizionali forme letterarie. Di famiglia nobile, si avvicinò agli scapigliati senza condividerne la vita trasgressiva e antiborghese. Esordì pubblicando il racconto Educazione pretina (1866); di poco posteriori sono i suoi capolavori, i romanzi L'Altrieri-nero su bianco (1868) e Vita di Alberto Pisani scritta da C. D. (1870). Nell'Altrieri sono narrati in prima persona gli episodi più significativi dell'infanzia di Guido Etelredi, alter ego dell'autore, in un'ottica deformante e deformata, tra il fantastico e il grottesco. L'infanzia è stagione sognante e felice, in cui troppo presto al sogno subentra la dura realtà, fatta di costrizione. Il procedimento narrativo ironico evita qualunque coinvolgimento emozionale; il lessico ricchissimo e vario, mescolato di toscanismi e lombardismi, termini aulici e letterari, parole comuni e gergali, crea una lingua irregolare, in una sintassi spezzata e anomala. La rievocazione autobiografica continua nella Vita di Alberto Pisani, dove l'uso della terza persona distanzia la materia rievocata in una scrittura sempre più ironica e paradossale, che richiama l'inglese L. Sterne: l'opera racconta la vicenda letteraria e sentimentale di un individuo inetto che si rifugia nell'isolamento. Una valutazione negativa del mondo emerge anche dai racconti Ritratti umani, dal calamaio di un medico (1873), vera e propria galleria di ritratti umani "negativi", da cui emerge il disamore dello scrittore per l'umanità. Anche La desinenza in A (1878) è una serie di ritratti, di donne, in cui l'universo femminile descritto si carica d'un fascino sottile e coinvolgente: la donna è colta ora come essere beatificante, ora come animale perverso e malefico. Altre prove significative sono: Goccie d'inchiostro (1880), una raccolta di racconti e bozzetti; Il Regno dei cieli (1873) e La colonia Felice-Utopia lirica (1874), che delinea un mondo utopico, retto da leggi "buone", e proprio per questo paradossale. Il volume Amori (1887) è una particolarissima autobiografia amorosa, in cui Dossi passa in rassegna le donne amate, sognate, desiderate, legami reali e immaginari, lievi e spesso evanescenti che hanno segnato la sua vita. Dossi compose anche un testo teatrale in dialetto milanese, Ona famiglia de cilapponi (1905) e Note azzurre, un diario di appunti pubblicati in parte postumi nel 1912 e integralmente nel 1964. Di Dossi sorprende l'intelligenza, la modernità, il furore espressionistico già novecentesco.

Emilio Praga e Arrigo Boito

Il milanese Emilio Praga (1839-1875) iniziò la sua attività artistica come pittore (scapigliati furono anche vari pittori dell'epoca) e solo successivamente si volse alla letteratura. Dopo alcuni viaggi in Europa, di grande importanza per la sua formazione, si legò di profonda amicizia con A. Boito, con il quale nella Milano degli anni '60, partecipò attivamente alla definizione del movimento scapigliato. Fin dalle prime raccolte di versi, Tavolozza (1862) e Penombre (1864, il migliore della poesia scapigliata), egli prese posizione contro le poetiche romantiche e in particolare contro Manzoni: al sentimentalismo del tardo romanticismo e alle idealità della letteratura risorgimentale contrappose un'adesione al "vero", assumendo temi e linguaggio legati alla vita quotidiana, riprodotti nella sua lirica con sfumature di colore. La sua ribellione lo condusse ad atteggiamenti di forte anticlericalismo. Nel 1867 pubblicò la terza raccolta di versi Fiabe e leggende, di minor rilievo poetico.

Il musicista e scrittore veneziano Arrigo Boito (1842-1918) conobbe a Parigi musicisti famosi, tra i quali G. Verdi, e dal 1862 frequentò a Milano gli ambienti intellettuali più avanzati. Con il Libro dei versi (1873) e l'opera musicale Mefistofele (1868), propose la sua scelta scapigliata, di un grottesco macabro e crudo. A metà degli anni '70 la sua sperimentazione radicale si fece più prudente: il Mefistofele (in una nuova redazione del 1875) ottenne grande successo. Rilevante la sua attività di librettista (soprattutto per Verdi, per cui scrisse i libretti del Falstaff e dell'Otello), mentre del suo Nerone pubblicò nel 1901 il libretto ma mai la partitura.

La Scapigliatura piemontese

All'ambiente piemontese appartengono autori della seconda generazione della Scapigliatura.
Giovanni Camerana (1845-1905), di Casale Monferrato, è poeta quasi protosimbolista, i cui Versi fatti di evanescenze luminose furono pubblicati postumi nel 1907.
Il vercellese Giovanni Faldella (1846-1928), fondatore del periodico "Il Velocipede" (1869), attuò uno sperimentalismo linguistico gustoso, carico di scatti umoristici e ironici. Fra le sue opere narrative si ricordano Figurine (1875) e Madonna di fuoco e Madonna di neve (1888), che riflettono la lacerazione tra mondo rurale e cittadino.