Fra Ottocento e Novecento: la stagione decadente

Introduzione

L'artista decadente afferma la propria orgogliosa differenza chiudendosi in un aristocratico e sofferto rifiuto della società. Il decadentismo si esercita su temi quali l'inconscio e il sogno, la memoria e l'infanzia, l'angoscia e il senso della morte. Ricorrenti sono il gusto per l'artificio e l'eleganza ricercata contro la volgarità dell'arte di massa ; il fascino dell'Oriente lontano o l'attrazione per le droghe; il rifiuto della solidarietà sociale, pur nel vagheggiamento d'indistinti ideali umanitari; la sensualità provocante; l'erotismo morboso; il culto per l'esoterico e il satanico, non di rado accompagnato da slanci mistico-devozionali e da ritorni alla fede cattolica. Vengono rifiutate le tecniche letterarie fondate sul valore logico e razionale della parola; se ne cercano altre nuove, che facciano leva sugli elementi evocativi e allusivi e quindi sulle suggestioni fono-simboliche del linguaggio.

Si dà così spazio a un forte estetismo e a una letteratura simbolista, capace di far interagire tutte le differenze musicali, figurative, poetiche di un segno letterario. In Italia il vero portavoce del nostro decadentismo fu D'Annunzio, mentre Pascoli fondò, in modo originale e diverso dal contesto europeo, la poesia simbolista italiana.