Golding, William Gerald

romanziere inglese (Newquay, Cornovaglia, 1911-Perranarworthal, Cornovaglia, 1993). Autore di romanzi e racconti, Golding scrisse in una prosa allegorica, concentrata e intensa, che esprime, tramite l'uso di miti e di simboli, il senso della condizione umana. I suoi libri parlano “della terribile malattia di essere uomini”, della crudeltà, del peccato e del pericolo al centro di ogni esistenza. Le ambientazioni dei suoi romanzi avventurosi e fantastici variano dalla Roma imperiale alla corte dei faraoni, da un'abbazia medievale all'ambiente futuribile di un disastro nucleare. La passione archeologica dell'autore fa sì che questi scenari vengano ricostruiti con spirito filologico. Nel famosissimo Lord of Flies (1954; Il signore delle Mosche), la società umana viene simboleggiata nella storia di un gruppo di compagni di scuola. The Inheritors (1956; Gli eredi) è un'altra storia mitologica a sfondo politico-religioso. Assai abile nel descrivere atmosfere allucinate e stati d'animo di turbamento emotivo, Golding lo fu forse meno nel rendere emozioni sottili e nel costruire personaggi dalla psicologia complessa. I successivi The Two Deaths of Christopher Martin (1957; Le due morti di Christopher Martin), Free Fall (1959; Caduta libera), The Pyramid (1967; La piramide), incentrati sulla medesima problematica morale, risultano meno intensi dei primi due. Significativi invece i racconti di The Scorpion God (1983; Il dio scorpione), Rites of Passages (1980; Riti di passaggio) è il suo capolavoro, cronaca del viaggio di un giovane aristocratico in Australia, romanzo potentemente evocativo, e ossessivo, dove il talento di Golding dà il meglio di sé. Quando nel 1983 Golding vinse il premio Nobel per la letteratura la notizia destò molto stupore perché l'autore aveva sempre cantato in modo negativo l'esistenza umana e l'innata ferocia di questa condizione ancora primordiale; temi che attraversano gli oltre 10 romanzi e la sua “trilogia del mare”: Riti di passaggio (1980), Calma di vento (1988) e Fuoco sottocoperta (1990). Dopo il Nobel e grazie alla bellezza della sua trilogia, Golding si libera dell'etichetta di autore di un solo libro, quel Signore delle mosche di cui aveva venduto in 25 anni 11 milioni di copie solo negli Stati Uniti, due milioni e mezzo nel suo Paese e qualche altro in giro per il mondo, grazie anche a un famoso film che ne aveva tratto Peter Brook, intitolato in Italia I ragazzi del diavolo. Tra le ultime opere pubblicate in vita, figurano la raccolta di saggi L’uomo di carta e gli scritti di viaggio Un diario egiziano. Nel 1995 è uscito postumo La doppia lingua, al quale stava lavorando prima della scomparsa. La Grecia antica fa da sfondo a questo romanzo la cui protagonista è Arieka Pizia, anziana profetessa di Delfi, uno dei rari personaggi femminili di Golding che qui racconta la storia della sua enigmatica vita di portavoce delle divinità.

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