pòrta apèrta, polìtica della-

regolamentazione della concorrenza tra potenze in base alla quale ogni Stato garantisce parità di trattamento, soprattutto doganale e portuale, a ogni altro Stato, eventualmente interessato a intraprendere rapporti economici col primo. Fu esposta dal segretario di Stato americano John Hay, nelle note diplomatiche inviate, nell'autunno 1899, alle principali potenze imperialistiche che avevano attuato la spartizione della Cina in sfere di influenza. Nel XIX sec. la Gran Bretagna impose, al termine della guerra dell'oppio”, l'esplicito inserimento del principio suddetto nel Trattato di Nanchino e ne rimase a lungo la principale e diretta beneficiaria, finché, dopo la guerra cino-giapponese del 1894-95, esso non fu utilizzato anche da altre potenze. Gli Stati Uniti, rimasti estranei alla spartizione della Cina in sfere di influenza e anche alla successiva corsa alle concessioni, perché impegnati, prima nella preparazione e poi nella guerra con la Spagna, ritennero, dopo la vittoria su questa e l'acquisto delle Filippine, di poter trasformare queste ultime in un punto di appoggio per la penetrazione nel mercato cinese, e di doversi a loro volta immettere nella competizione. La politica della porta aperta fu sempre più ostacolata dopo la prima guerra mondiale dall'espansionismo giapponese in Cina e infine annullata dalla conquista del potere da parte del PCC nel 1949.

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