David Sassoli, il giornalismo e il sogno di un'Europa democratica

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Ritratto del presidente del Parlamento europeo, morto all'età di 65 anni

Una vocazione per il giornalismo, coltivata fin da giovanissimo, una passione per l’Europa e la politica, prima raccontata e poi vissuta in prima persona, tra gli scranni del parlamento di Strasburgo, di cui era diventato presidente nel 2019. Si potrebbe riassumere così la vita professionale di David Sassoli, scomparso all’età di 65 anni l’11 gennaio 2022.

Una vita spesa tra giornalismo e politica

La carriera di cronista, cominciata quasi da ragazzo e la scelta di dedicare il resto della sua vita alla politica. I due volti di David Sassoli.

Da giovane cronista a volto del Tg1

Sassoli comincia a “masticare notizie” da giovanissimo, e cresce giornalisticamente nella redazione romana de Il Tempo, scrivendo poi per piccole testate e per l’agenzia di stampa Asca. Nel 1985 diventa una delle firme del quotidiano Il Giorno, sempre nella sede della Capitale. Un'esperienza che lo porta a raccontare i principali fatti politica e cronaca nazionale e internazionale, compresa la caduta del muro di Berlino.

Il suo approdo in Rai è datato 1992, come inviato di cronaca del Tg3. Sono gli anni delle inchieste di Tangentopoli, delle stragi di mafia, delle inchieste sulle stragi italiane, che Sassoli segue e racconta in prima persona. In quel periodo collabora con Michele Santoro ai programmi Il Rosso e il Nero e Tempo reale. È l’inizio della sua scalata verso la rete ammiraglia. Nel 1999 infatti diventa uno dei volti del Tg1, prima come inviato speciale, poi come conduttore, fino a diventarne il vicedirettore nel 2007, sotto la direzione di Gianni Riotta. La sua carriera giornalistica finisce nel 2009, quando decide di candidarsi alle elezioni europee.

Europarlamentare e presidente del Consiglio europeo

Questa nuova fase della vita di David Sassoli comincia nel 2009 ed è una scelta che non ammette passi indietro. L’ormai ex giornalista del Tg1 dichiara infatti di volersi dedicare alla politica per il resto dei suoi anni. Il debutto è tra le fila del Partito Democratico. Voluto dall’allora segretario Dario Franceschini, viene candidato alle elezioni europee del 6 e 7 giugno di quell’anno, come capolista nella circoscrizione dell’Italia Centrale, dove risulterà essere tra i più votati.

Nel 2013 tenta la candidatura a sindaco di Roma, ma la competizione si chiude alle primarie, dove viene superato da Ignazio Marino (poi eletto primo cittadino), pur avendo la meglio su un nome forte come quello di Paolo Gentiloni, che di lì a poco diventerà prima Ministro degli Esteri e poi Presidente del Consiglio.

Archiviata la partita romana, Sassoli prosegue il suo incarico di europarlamentare, forte di una conferma dalle urne che arriva anche alla tornata elettorale del 2014. Questa volta non è più un debuttante e l’assemblea lo vota come vicepresidente dell’Europarlamento. Il preludio all’elezione a presidente del Parlamento europeo, che arriva il 3 luglio del 2019, agli albori del suo terzo mandato da parlamentare. Un’avventura chiusa prematuramente, a seguito della sua scomparsa avvenuta all’inizio del 2022.

La malattia

Nel settembre del 2021 viene ricoverato per quella che si rivelerà essere una polmonite da legionella. Lo spiega lo stesso Sassoli, in un videomessaggio condiviso sul suo profilo Twitter. Nel mese di ottobre continua a presiedere le sedute dell'Europarlamento da remoto, prima del suo ritorno in aula in presenza a novembre. Tra dicembre e gennaio le sue condizioni però si aggravano, fino alla notizia della sua scomparsa, avvenuta all'inizio del 2022. Una notizia che ha scosso il mondo politico italiano ed europeo.

«Sono profondamente rattristata dalla morte di un grande europeo e italiano. David Sassoli è stato un giornalista appassionato, uno straordinario Presidente del Parlamento europeo e soprattutto un caro amico. I miei pensieri vanno alla sua famiglia. Riposa in pace, caro David», ha commentato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen

Il primo discorso da Presidente: «Non siamo un incidente della Storia»

«[...]L’Unione Europea non è un incidente della Storia. Io sono figlio di un uomo che a vent’anni ha combattuto contro altri europei. Io sono figlio di una mamma, anche lei a vent’anni ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie.

Io so che questa è la storia anche di tante vostre famiglie e so anche che se mettessimo in comune le nostre storie e ce le raccontassimo davanti a un bicchiere di birra non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della storia. Ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore, sul sangue dei giovani britannici sterminati sulle spiagge della Normandia; sul desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl; sull’ansia di giustizia degli eroi del ghetto di Varsavia; sulle primavere represse con i carri armati nei nostri Paesi dell’Est; sul desiderio di fraternità, che ritroviamo ogni qualvolta la coscienza morale impone di non rinunciare alla propria umanità e l’obbedienza non può considerarsi una virtù.

Non siamo un incidente della storia, ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo tutti innamorati dei nostri Paesi. Ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che possono produrre conflitti distruttivi[...]».