Grande muraglia verde: cos'è e perché è importante per l'Africa

La Grande Muraglia Verde è uno dei progetti più ambiziosi dell’Africa per fermare l’avanzata del deserto, rigenerare le terre e migliorare la vita di milioni di persone. Un’iniziativa che unisce ambiente, sviluppo e giustizia sociale. Ecco cos’è e perché è cruciale per il futuro del continente.
Da quasi vent’anni l’Africa cerca di realizzare uno dei progetti più ambiziosi della sua storia: la Grande Muraglia Verde. Si tratta di un’immensa iniziativa ambientale, climatica e sociale nata per fermare l'avanzata del deserto, rivitalizzare il suolo e migliorare la vita di milioni di persone.
Quella che mira a diventare la più grande opera di riforestazione al mondo non è un progetto solo africano: è una sfida globale, perché affronta direttamente alcune delle principali crisi del nostro tempo — cambiamento climatico, insicurezza alimentare, migrazioni ambientali, disuguaglianze sociali. Ma cos'è la Grande Muraglia Verde nello specifico, e perché è così importante per il futuro del continente?
Cos’è la Grande Muraglia Verde
Lanciata nel 2007 dall’Unione Africana con il sostegno di organismi internazionali come FAO, Unione Europea e Banca Mondiale, la Grande Muraglia Verde — o Great Green Wall — è un progetto pionieristico che mira a migliorare la qualità della vita di milioni di persone attraverso la creazione di un mosaico di paesaggi produttivi verdi.
La muraglia è concepita come una fascia di vegetazione larga 15 chilometri e lunga circa 8.000 chilometri, che si estende su oltre 780 milioni di ettari e coinvolge più di 20 Paesi, attraversando il continente dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso, dal Senegal all’Eritrea.
Questa immensa iniziativa interessa la regione del Sahel, fascia di transizione tra Sahara e savana sudanese, una delle più vulnerabili al cambiamento climatico. Inizialmente pensata come una linea alberata, nel tempo la Muraglia è divenuta un programma più articolato che unisce riforestazione, agricoltura rigenerativa e gestione sostenibile del territorio.
Gli obiettivi fissati per il 2030 sono più che ambiziosi:
- recuperare 100 milioni di ettari di terre degradate;
- assorbire 250 milioni di tonnellate di CO₂;
- creare 10 milioni di posti di lavoro verdi in contesti rurali.
Un po' di storia sulla grande muraglia verde
L’idea di una barriera verde nasce nel 1952, quando il biologo britannico Richard St. Barbe Baker, durante una spedizione nel Sahara, propose la creazione di una fascia alberata larga 50 chilometri per contenere l’avanzata del deserto. Rimasta a lungo inascoltata, l’idea fu rilanciata nel 2002 in occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione, e formalizzata nel 2005 dalla Comunità degli Stati del Sahel e del Sahara.
Il concetto iniziale — una lunga muraglia verde da est a ovest — è evoluto in una rete di interventi adattabili ai contesti locali: un programma di sviluppo rurale che integra ambiente, agricoltura e inclusione sociale.
Oggi la Grande Muraglia Verde promuove la rigenerazione degli ecosistemi, la protezione delle colture tradizionali, la valorizzazione delle conoscenze indigene per l’adattamento ai cambiamenti climatici, nonché la gestione sostenibile di suoli, foreste, acqua e pascoli.
Nel 2021, i Paesi coinvolti hanno rilanciato il progetto fissando nuovi traguardi al 2030, con investimenti consistenti e una governance più solida.
Perché è importante per l’Africa
La Grande Muraglia Verde affronta in modo integrato alcune delle sfide più urgenti per l’Africa: desertificazione, povertà rurale, insicurezza alimentare, scarsità d’acqua, disoccupazione e migrazioni forzate.
Il Sahel, dove si concentra il progetto, è un territorio fragile, soggetto a siccità ricorrenti e perdita di biodiversità. Qui, i raccolti falliscono, il bestiame muore e le popolazioni spesso migrano per sopravvivere. In questo contesto, rigenerare la terra significa:
- rafforzare la sicurezza alimentare;
- creare posti di lavoro dignitosi;
- rivalutare le economie locali;
- ridurre i conflitti legati alle risorse naturali;
- offrire un futuro ai giovani.
La Grande Muraglia Verde non è quindi solo un progetto ecologico, ma una via africana allo sviluppo sostenibile, fondata sulla centralità delle comunità rurali e sull’equilibrio tra uomo e natura.
Grande Muraglia Verde in Africa: come procede oggi?
Al 2024, la Grande Muraglia Verde aveva raggiunto meno del 10% dell’ambizioso obiettivo di ripristinare 100 milioni di ettari di terreno. I progressi sono stati rallentati da una combinazione di fattori critici: la scarsità di finanziamenti, la mancanza di coordinamento tra i diversi attori coinvolti, ostacoli tecnici e logistici, oltre alle tensioni politiche e ai conflitti armati che interessano alcune delle aree coinvolte.
Ma nel 2021, per rilanciare il progetto e superare gli ostacoli, il presidente francese Emmanuel Macron, insieme ad altri leader mondiali, ha presentato il Great Green Wall Accelerator, un’iniziativa volta a mobilitare nuovi investimenti e a rafforzare la governance del progetto. Sono stati promessi 14,3 miliardi di dollari da destinare alla Muraglia Verde: queste risorse hanno dato una nuova spinta, permettendo di adottare un approccio più integrato e rigenerativo.
Oggi, sotto la guida della UNCCD (Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione) e di altre organizzazioni internazionali, si punta al recupero di paesaggi diversi come savane, aree agro-pastorali, zone umide e territori cespugliosi. Vengono applicate tecniche sostenibili per la gestione dell’acqua, mentre migliaia di villaggi vengono coinvolti attivamente nella messa a dimora delle piante e nella cura del territorio.
Si piantano non solo alberi legnosi ad alto valore economico, come l’albero della gomma, ma anche piante erbacee e autoctone, selezionate con cura e seminate in coincidenza con la stagione delle piogge. L’obiettivo non è solo quello di fermare il deserto, ma di ricostruire ecosistemi complessi e vitali, capaci di migliorare la resilienza delle comunità locali e offrire nuove prospettive di vita.
Paola Greco
Foto di apertura: Foto di byrdyak su Freepik