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acta

s. neutro pl. latino (propr., relazioni, documenti scritti).

1) Presso i Romani indicava gli atti pubblici (acta senatus, acta principis, ecc.). Con Cesare nel 59 a. C., cominciarono a essere pubblicati gli acta populi o diurna, contenenti notizie di fatti d'interesse pubblico, anche di cronaca cittadina. Per estensione, il termine si usa anche modernamente come titolo di pubblicazioni a carattere ufficiale o culturale (per esempio, Acta Apostolicae Sedis).

2) Nel diritto romano, documenti redatti dai funzionari. Per i fatti attestati direttamente da essi non era ammessa la prova contraria, possibile invece per le dichiarazioni raccolte dai privati (cautiones, chirographa) sottoscritte da tre testimoni o da un notaio (tabellio). L'accusa di aver falsificato il documento provocava un giudizio criminale di falso (accusatio falsi) o un giudizio davanti al magistrato civile e in età giustinianea pure la verificazione delle scritture. Il termine era anche usato per indicare i verbali dei processi intentati dal giudice romano contro i cristiani (Acta Martyrum) oppure narrazioni di eventi religiosi (per esempio, Acta Apostolorum; va tuttavia ricordato che il titolo latino degli Atti degli Apostoli è Actus Apostolorum). Più tardi presero tale nome anche racconti di apostoli (per esempio, Acta Barnabae) e la pubblicazione degli .

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