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custòdia

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino custodía.

1) Azione, modo ed effetto del custodire, del sorvegliare: avere qualche cosa in custodia; avere la custodia di un bambino; protezione: “Dio t'abbia nella sua santa custodia” (Pascoli).

2) Astuccio, guaina per proteggere oggetti: la custodia del termometro.

Diritto

Nel diritto privato romano, responsabilità per la conservazione della cosa che incombe su determinati soggetti, in base al vincolo contrattuale: così, per esempio, il lavandaio cui la cosa è stata consegnata è tenuto nei confronti del proprietario anche nell'ipotesi di furto: egli, infatti, e non il dominus, è legittimato all'actio furti nei confronti del ladro. In diritto penale, la custodia fu probabilmente sempre applicata come misura coercitiva in sede di esecuzione per assicurare la messa a morte del condannato. La custodia preventiva era applicata nelle quaestiones perpetuae solo in caso di reo confesso, mentre, di regola, vi si faceva ricorso nella coercitio non vincolata e, più tardi, nel sistema della cognitio extra ordinem. Nel diritto civile moderno la custodia incombe all'usufruttuario sul bene di cui gode l'usufrutto; al mandatario sulle cose che detiene per conto del mandante; al depositario per il deposito; al sequestratario per il sequestro; al comodatario per i beni che sono oggetto del contratto. Il venir meno all'obbligazione di custodia comporta, in generale, il risarcimento del danno a carico di chi vi era obbligato. Nel diritto processuale penale, custodia cautelare è la misura coercitiva personale disposta con provvedimento dal giudice in base all'art. 285 Codice di Procedura Penale, con il quale ordina agli ufficiali di polizia giudiziaria che l'imputato sia catturato e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanerci a disposizione dell'autorità giudiziaria. Per poter emettere la misura coercitiva personale di custodia cautelare devono sussistere gravi indizi di colpevolezza (art. 273 Codice di Procedura Penale). Prima del trasferimento nell'istituto, la persona sottoposta a custodia cautelare non può subire limitazione della libertà, se non per il tempo e con le modalità strettamente necessarie alla sua traduzione. Per determinare la pena da infliggere, la custodia cautelare subita si computa. È previsto il risarcimento dei danni per una ingiusta custodia cautelare subita. Dopo un lungo dibattito, il Parlamento italiano ha approvato la riforma sulla custodia cautelare, con la legge 332 dell'8 agosto 1995, che dispone che la custodia cautelare in carcere resta obbligatoria sia per i delitti di stampo mafioso che per quelli come l'estorsione, l'omicidio e il traffico di stupefacenti. A differenza della precedente prescrizione, per tutti gli altri reati il ricorso al carcere deve avvenire solo quando non sono considerate adeguate le misure ad esso alternative. In base a tale legge il tempo massimo della carcerazione preventiva in generale e per crimini molto gravi scendeva da 20 a 9 anni. Il decreto legge 7 aprile 2000, n. 82, in materia di modificazioni alla disciplina dei termini di custodia cautelare nella fase del giudizio abbreviato, ha stabilito che il giudice può aumentare il periodo di custodia cautelare (da 3 a 6 mesi per i reati con pene fino a 6 anni, da 6 a 12 mesi per quelli con pene non superiori ai 20 anni, da 12 a 18 mesi per quelli con pene superiori ai 20 anni). § Lavoro di custodia, prestazione di lavoro che non comporta attività specifica né spesa costante di energia. Può essere pattuita per più di otto ore quotidiane e per non più di dieci.

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