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patrìzio

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Lessico

agg. e sm. (f. -a) [sec. XIII; dal latino patricíus].

1) Nell'antica Roma, chi apparteneva alle famiglie originarie dello Stato.

2) Per estensione, nobile, aristocratico: famiglia patrizia.

3) In araldica, titolo nobiliare che nell'ordine gerarchico segue quello di nobile del quale fu in qualche modo l'equivalente, proprio di molte città e Stati italiani preunitari, restando in altri casi distinto. I contrassegni del titolo che accompagnano le armi di patrizio sono: elmo d'argento arabescato d'oro, posto di profilo verso destra; corona costituita da un cerchio d'oro gemmato, ovvero cerchio d'oro sormontato da 4 punte di lancia (di cui 3 visibili) alternate a 4 perle (2 visibili); corone speciali sono consentite per i patrizi che ne hanno fatto uso documentato da antica data.

Storia romana

Secondo l'etimologia, patrizio era propriamente il figlio di un pater, cioè di un capo famiglia che faceva parte dello Stato e poteva avere prole legittima. Questo significato si riporta ai primordiali nuclei familiari della società romana, che poi col tempo si ampliarono e si organizzarono in comunità più vaste, le gentes, i cui vincoli si esprimevano in uguali riti, costumi, tradizioni. I patres appartenenti alle gentes costituivano, nell'età regia, i membri del Senato; ricoprivano, nella prima età repubblicana, le cariche civili e militari. Nello Stato romano più antico, i patrizi erano infatti detentori di ogni potere politico, religioso ed economico e godevano di pieni diritti che i plebei invece conquistarono poco alla volta con aspre lotte rivendicative. La potenza economica dei patrizi si fondava quasi esclusivamente sulla proprietà terriera. A mano a mano che si estese il dominio di Roma, quando le attività commerciali e artigianali consentirono accumuli di cospicue fortune, mentre alcune famiglie patrizie mantennero inalterato il loro prestigio politico ed economico, altre decaddero e scomparvero per lasciar posto a intraprendenti famiglie plebee. In prosieguo di tempo infatti si affiancarono ai patrizi per costituire una nuova nobiltà anche membri di famiglie plebee: rivestendo cariche pubbliche, entravano essi pure a far parte dell'ordo senatorius. Il numero delle genti patrizie diminuì col tempo: intorno al 367 a. C. se ne conoscevano 22 (con 81 famiglie), e alla fine della repubblica solo 14 (con 30 famiglie). Questo esiguo numero rendeva difficile il provvedere ad alcuni sacerdozi, come il flaminato degli dei maggiori, rimasti loro riservati, e poteva portare a una loro rapida scomparsa. Cesare, ultimo discendente della gens dei Iulii, si fece conferire il diritto di nominare nuove gentes patrizie, e tra esse la modesta gens Octavia. Così fecero anche Augusto e i successivi imperatori, ma il patriziato finì con lo scomparire, forse nel sec. III d. C.

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