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proposizióne

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Lessico

Sf. [sec. XIV; dal latino propositǐo-ōnis].

1) Enunciato, affermazione espressa con parole; le parole stesse che costituiscono tale affermazione, tale enunciato: schierarsi pro o contro una proposizione filosofica.

2) Espressione di senso compiuto, che costituisce l'unità di misura del discorso. § Nella sua struttura essenziale la proposizione si può ridurre a un soggetto, che peraltro può anche essere sottinteso, a un predicato (proposizione semplice: [egli] studia), ma più spesso è variamente determinata da diversi complementi (proposizione complessa: [egli] studia la lezione di geografia con vivo interesse). Si dice esplicita la proposizione che ha un verbo di modo finito (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo), implicita quella che ha un verbo di modo indefinito (infinito, participio, gerundio), principale quella sintatticamente autonoma e indipendente, secondaria o dipendente quella subordinata a una principale o a un'altra secondaria, incidentale o parentetica quella che non ha un rapporto sintattico con le altre proposizioni del periodo ed è solitamente racchiusa tra virgole, lineette o parentesi.

3) Nella retorica antica, parte iniziale di un'orazione, di un poema e simili, in cui si enuncia, per sommi capi, l'argomento che verrà trattato.

4) Ant., proposta: “la qual proposizione a tutti piacque” (Boccaccio).

Filosofia e logica

In Aristotele fra tutte le frasi semplici di senso compiuto la proposizione veniva individuata come quella “che afferma o nega qualcosa di qualcosa” e che ha la proprietà di essere vera o falsa. Le proposizioni erano distinte secondo la qualità (in affermative e negative), la quantità o estensione del soggetto (in universali, particolari, individuali e indefinite) e la modalità dell'inerenza del predicato nel soggetto (in contingenti, possibili e necessarie). § Nella logica contemporanea il termine viene impiegato con differenti accezioni: da alcuni autori è usato quale sinonimo di enunciato, da altri viene distinto dall'enunciato nel senso che esprime il significato dell'enunciato stesso; da altri ancora si precisa che per proposizione va inteso il contenuto concettuale, il significato intenzionale che con l'enunciato si vuol esprimere. È questa l'accezione più soddisfacente. Da parte di alcuni autori al fine di evitare l'ambiguità che il termine proposizione comporta si è proposto di sostituirlo con il termine asserto. Le proposizioni sono state, nella tradizione logica, diversamente classificate. Si è distinto tra proposizioni semplici, o atomiche, o elementari, che non hanno come loro parti altre proposizioni, e proposizioni composte, o molecolari, che risultano formate da altre proposizioni. Le proposizioni semplici si possono a loro volta suddividere in proposizioni categoriche, che affermano o negano che un oggetto gode di una proprietà, o appartiene a una classe; proposizioni relazionali, che asseriscono o negano l'esistenza di una relazione tra due o più oggetti. Le proposizioni categoriche possono a loro volta articolarsi in: proposizioni singolari, se il soggetto è il nome di un individuo, e generali, se il soggetto è il nome di una proprietà o di una classe. Sono poi affermative, quando il soggetto afferma il predicato, negative quando il predicato viene negato dal soggetto. Le proposizioni categoriche generali possono poi essere: universali, quando si parla di tutti i membri della classe del soggetto o di tutti gli oggetti che godono della proprietà; particolari, quando si parla solo di alcuni di questi membri od oggetti; indefinite, quando non è possibile stabilire se sono universali o particolari. Le molecolari possono essere a loro volta classificate in proposizioni alternative o disgiuntive, condizionali o ipotetiche, congiuntive, negative. Esistono poi proposizioni apparentemente semplici, ma che a una più attenta analisi risultano composte, come per esempio le esclusive o le comparative, e sono dette esponibili. Un'ulteriore classificazione delle proposizioni è data dalla modalità e secondo che si tratti di modalità de re le proposizioni saranno necessarie, contingenti, possibili, impossibili; se si tratta di modalità de dicto, saranno assertorie, apodittiche, problematiche.