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rotocalco

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Lessico

sm. (pl. -chi) [sec. XX; abbreviazione di rotocalcografia].

1) Procedimento di stampa incavografica rotativa che utilizza forme cilindriche nelle quali gli elementi stampanti sono incavati rispetto a quelli non stampanti.

2) In giornalismo, periodico a grande tiratura, stampato con tale procedimento, basato sulla diffusione di notizie e di servizi di attualità di facile presa.

Tecnica: la stampa a rotocalco

Il primo ad applicare tale tecnica fu il tedesco K. Klietsch nel 1875; la stampa a rotocalco industriale si deve ai tedeschi E. Rollfs e E. Mertens, che estesero l'uso del rotocalco alla stampa non solo di immagini ma anche di testi, a partire dagli inizi del sec. XX. Le matrici necessarie per il trasporto sui cilindri da stampa della composizione si ottengono con metodi fotografici; dopo il montaggio, la composizione viene fototrasportata su carta al pigmento attraverso una lastra di cristallo recante un sottilissimo retino, oppure viene fototrasportata su carta sensibile trasparente. Nel primo caso, la carta viene avvolta a pressione sul cilindro in modo da far aderire la gelatina sullo strato di rame mentre il supporto cartaceo viene eliminato con un semplice bagno; nel secondo caso, il cilindro viene rivestito di emulsione sensibile, impressionato con il retino e successivamente avvolto dalla carta sensibile recante il montaggio e quindi esposto così da ottenere un fototrasporto diretto della composizione. Successivamente, in entrambi i casi, il cilindro viene immesso in un bagno acido idoneo mediante il quale solo le parti impressionate verranno corrose, ottenendo così la forma da riprodurre (fotoformatura incavografica). I sistemi di incisione adottati possono essere tre: con la fotoformatura tradizionale (utilizzando la carta al pigmento) si ottengono elementi stampanti costituiti da alveoli di area uniforme e di profondità variabile; con l'impressione diretta del cilindro, secondo il procedimento semiautotipico, gli elementi stampanti sono costituiti da alveoli di area e profondità variabili; secondo il procedimento autotipico gli alveoli sono di area variabile e di profondità relativamente costante. La necessità di usare il retino comporta dei limiti nella scelta dei caratteri di stampa dei testi, che debbono essere semplici per evitare frastagliature dovute appunto alla retinatura; un notevole progresso si è ottenuto con l'introduzione delle moderne tecniche di fotocomposizione. Le macchine usate per il rotocalco sono quelle rotative a foglio o a bobine; ciò spiega la grande diffusione del procedimento rotocalco nella stampa di periodici, elaborati pubblicitari, etichette, immagini, ecc. nella quale prevalgono le illustrazioni sul testo e sono normali le grandi tirature. Il cilindro inciso viene montato sul gruppo stampante della macchina: in basso esso pesca nella vaschetta dell'inchiostro il cui eccesso viene eliminato da una lama d'acciaio (racla) dotata di moto alternativo parallelo all'asse del cilindro contro il quale è premuta. Durante la rotazione, la forma trasferisce l'impronta sul foglio (tenuto in pressione dal secondo cilindro del gruppo) trascinato dal movimento stesso; gli organi di controllo provvedono alla messa a registro del foglio; per facilitare l'essiccamento dell'inchiostro si usano prodotti contenenti solventi di rapida volatilizzazione. Nelle macchine rotative da foglio la produzione oraria va da 3500 a 6000 copie, per formati da 40×50 cm a 104×140 cm; sono ancora usate per lavori di alta qualità e tiratura limitata. La produzione oraria delle rotative da bobina supera le 80.000 copie; nella macchina il cambio delle bobine di carta è automatico e il nastro si svolge attraverso percorsi e passaggi obbligati e riceve la stampa in nero e/o a colori, in bianca e in volta, da due o più gruppi stampanti; viene asciugato, piegato e rifilato ed esce come rivista già confezionata (o come segnatura); controlli elettronici del registro, della tensione del nastro, della viscosità dell'inchiostro, ecc. riducono i tempi morti e migliorano la qualità dello stampato.

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