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sapére

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Lessico

(ant. savére), v. tr. e intr. (ind. pr. sò, ant. o dial. sàccio, sai, sa, ant. o dial. sape, sappiamo, sapéte, sanno, ant. o dial. sàcciono; prem. sèppi, sapésti, ecc.; fut. saprò; cond. saprèi; congt. pr. sàppia, ant. o dial. sàccia; impt. sappi, sappiate; ger. sapèndo, ant. sapièndo o sappièndo; pp. saputo) [sec. X; latino volg. *sapēre per il classico sapĕre, aver sapore, esser saggio].

1) Tr., conoscere, possedere una serie più o meno vasta di nozioni intorno a una data cosa, acquisite con lo studio, attraverso l'insegnamento, la tradizione e simili: sapere il francese, le regole degli scacchi; sapere la lezione, la poesia; nessuno può sapere tutto;sapere a mente, avere imparato a memoria. Con un compl. partitivo, avere qualche conoscenza intorno a una data cosa: sapere di fisica, di medicina. Assoluto, avere dottrina, essere molto colto: è uno che sa; l'uomo tanto vale quanto sa; “vidi 'l maestro di color che sanno” (Dante, riferito ad Aristotele).

2) Possedere delle cognizioni derivate dall'esperienza; conoscere per aver provato, sperimentato: sapere il proprio mestiere; anche lui sa che cos'è la miseria; saperla lunga, essere furbo; la sai lunga ma non la sai raccontare, sei furbo ma non tanto da ingannare me; sapere il fatto suo, essere abile nella propria attività, sapersela cavare bene in una data circostanza. Anticamente nella loc. sapere grato a qualcuno, provare gratitudine, essergli riconoscente.

3) Essere a conoscenza, avere notizia: so la strada di casa; sapete che ora è?;sapere vita, morte e miracoli di qualcuno, tutto di lui; ho saputo che parti; si può sapere cosa vuoi?; l'ho saputo dai giornali; venire a saperequalche cosa, esserne informato; far sapere, informare. In loc. particolari: non volerne sapere di qualcuno o di qualche cosa, non curarsene, non interessarsene, non voler avere a che fare; sai, sa, sapete, si dice per introdurre un'esposizione, per sottolineare una frase, per richiamare l'attenzione di chi ascolta e simili: anche lui, sapete, non va troppo bene con gli affari; se tu sapessi!, oh, se sapeste!, per introdurre il racconto di fatti spiacevoli o dolorosi; sappi, sappiate, per ammonire o avvertire: sappiate che qui comando io; sai, sapete com'è, si sa, per sottolineare che un fatto è ovvio o naturale: ognuno, si sa, fa quello che può; che io sappia, per quanto ne so io; chi sa, vedi chissà.

4) Per estensione, avere coscienza, essere consapevole, rendersi conto, aver chiaro nella propria mente: sa quel che fa; sapete di aver torto, ma volete insistere. In qualche caso, prevedere: sapevo che sarebbe finita così; a saperlo; ad averlo saputo!, per esprimere rammarico di non essersi comportati in un dato modo.

5) Essere capace, essere in grado di fare qualche cosa; essere abile in un dato campo; in questo senso è sempre seguito da un infinito e ha quindi funzione di verbo servile: sapere leggere, scrivere; sa parlare bene; tu non sai fare niente; è uno che ci sa fare, che sa destreggiarsi abilmente, che sa trarre vantaggio da ogni circostanza; sapere vivere, cavarsela con successo nelle varie circostanze della vita; me lo saprai dire, per avvertire che una certa esperienza sarà meno piacevole di quanto sembra.

6) In forma negativa esprime dubbio, incertezza (per lo più seguito da un'interrogativa indiretta): non so se partire o restare; non sapeva cosa fare; non si sa mai, per esprimere cautela, timore di un'eventualità: non è tempo da pioggia, ma non si sa mai.

7) Intr. (aus. avere), aver sapore, odore: il pane sa di muffa; il maglione sa di naftalina; non sapere di nulla, essere senza sapore; fig., non avere nessuna dote particolare, non suscitare alcun interesse. Familiare: mi sa, mi pare, ho l'impressione.

8) Come sm., il complesso delle cognizioni, delle nozioni che si hanno o si possono avere; dottrina, sapienza: il sapere degli antichi; una persona di grande sapere; “Colui lo cui saver tutto trascende” (Dante).

Filosofia

Se, nella sua accezione più vasta, con sapere ci si può riferire a qualunque tipo di conoscenza e di cultura, più specificamente – almeno nella tradizione occidentale – non è sapere un complesso di nozioni particolari di tipo tecnico o scientifico; per sua natura, sapere è piuttosto la conoscenza filosofica, non tanto in quanto sapere di una specifica disciplina (la filosofia) ma, per la stessa natura di questa, in quanto dimensione che tutto abbraccia e fonda nei confronti di ogni possibile scienza (etica, tecnica, giuridica, ecc.). Questo significato più ampio di sapere è stato dominante nella filosofia greca, da Socrate ad Aristotele, e ancora sino all'ellenismo. Nella filosofia moderna e contemporanea, la nozione di sapere – limitata da Kant alla sola dimensione fenomenica – si è riaffermata con la nozione hegeliana di sapere assoluto, quale compiuta autotrasparenza della vita dello spirito.