èscara

sf. [sec. XIV; dal greco eschára, braciere e crosta]. Placca di tessuto necrotico che si forma quando un processo flogistico necrotico colpisce la cute, una mucosa oppure anche la parte superficiale di un organo interno. Ha colorito bruno o grigiastro; in una prima fase aderisce tenacemente al tessuto vivo sottostante, poi tende a staccarsene per l'azione dissolvente di un essudato ricco di leucociti che va accumulandosi al limite fra la massa necrotica e il tessuto vivo. Particolarmente gravi possono essere le escare da ustione qualora la superficie interessata sia molto ampia, in quanto il tessuto necrotico non è elastico e non permette, per esempio, l'espansione del torace necessaria alla respirazione. In questi casi è necessario incidere l'escara rapidamente per consentire al malato di respirare. Anche in presenza di ulcere da decubito può formarsi un'escara: in questo caso il tessuto necrotico impedisce la cicatrizzazione della parte e va quindi asportato mediante la cosiddetta toilette chirurgica.

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