òdio

sm. [sec. XIII; dal latino odíum]. Aspra avversione, radicata ostilità che induce a desiderare il danno o la rovina altrui: avere in odioqualcuno; essere, venire in odio a qualcuno; alimentare, eccitare gli odi civili. Con valore attenuato, sentimento di repulsione istintiva, intolleranza per qualche cosa da cui si cerca abitualmente di rifuggire; disprezzo: avere in odio l'etichetta, il formalismo. § Nella teologia cattolica l'odio si qualifica come stato di avversione verso un oggetto. Se questo oggetto è un male, che si vuole evitare, si ha un odio di abominazione, moralmente positivo: per esempio l'odio al peccato; se oggetto dell'odio è invece un male, che si vuole causare agli altri, si ha l'odio d'inimicizia, che nei riguardi di Dio è sempre peccato mortale in sé e per sé; nei riguardi del prossimo diventa peccato mortale quando la volontà di male è deliberata e positiva: verso se stessi è segno di disperazione, che è grave ostacolo alla virtù della speranza e mancanza di fiducia in Dio. All'odio la teologia cattolica oppone l'amore verso Dio, verso se stessi come creature di Dio e verso il prossimo fino al perdono e all'amore per i nemici.

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