Borges, Jorge Luis

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scrittore argentino (Buenos Aires 1899-Ginevra 1986). Dopo un soggiorno in Europa, durante il quale completò la sua già ampia formazione culturale, aderì all'“ultraismo” spagnolo e pubblicò varie traduzioni e i primi versi di carattere nettamente “avanguardista”, rientrò a Buenos Aires nel 1921 e figurò subito in prima fila fra i giovani scrittori argentini, che riconobbero in Macedonio Fernández il loro maestro. Nelle riviste Proa (1922-25) e Martín Fierro (1924-27), organi dell'ultraismo argentino, Borges pubblicò versi e prose di raffinata originalità – in polemica più o meno aperta col gruppo “populista” detto “di Boedo” (dal nome di un quartiere popolare della capitale) – presto raccolti in Fervor de Buenos Aires (1923; Fervore di Buenos Aires), primo libro di poesia, e nei saggi di Inquisiciones (1925; Inquisizioni). Superata ben presto la fase “sperimentale” e “avanguardista”, andò poi affermandosi sempre più attraverso una vasta e sempre più personale produzione, che comprende altri volumi di poesia e prose liriche: Luna de enfrente (1925; La luna di fronte), El hacedor (1960; L'artefice), in versi e prose, La rosa profunda (1975; La rosa profonda), La moneda de hierro, (1976; La moneta di ferro), Atlas (1984), Los conjurados (1985; I congiurati). Anche nella narrativa Borges manifestò il suo grande talento: in Historia universal de la infamia (1935; Storia universale dell'infamia), ma in particolare in opere come Ficciones (1944; Finzioni) e El Aleph (1949; L'aleph), nelle quali emergono temi ricorrenti come l'analisi filosofica, lo studio delle dottrine gnostiche ed esoteriche, la tendenza al visionario e all'erudizione. Tra le altre opere di narrativa sono da ricordare El libro de arena (1975; Il libro della sabbia) e Veinticinco agosto 1983 (1980; Venticinque agosto 1983). Sono da menzionare anche le sue opere di saggistica fra cui Evaristo Carriego, (1930), Otras inquisiciones (1952; Altre inquisizioni) e Nueve ensayos dantescos (1982; Nove saggi danteschi), oltre a quelle scritte in collaborazione (con Adolfo Bioy Casares e altri), nonché saggi critici, filologici, antologie, tra le quali si citano Libro de sueños (1976; Libro dei sogni) e Biblioteca personal (1988; Biblioteca personale), pubblicata postuma. Il tutto reca l'impronta di uno stile inconfondibile che fa di Borges uno dei maggiori scrittori del nostro tempo. Né l'essere e il professarsi solo uomo di lettere gli ha impedito di manifestarsi avverso a ogni forma di dittatura, a cominciare da quella locale di Perón. Le sue liriche e i suoi “racconti” nascono di solito da fatti o aneddoti attuali o storici, o più spesso da fonti libresche; ma subito, senza abbandonare un tono apparentemente piano, diventano “sogni manovrati” dall'arbitrio sovrano del poeta e ne risultano inquietanti labirinti, fatti di libera fantasia e di lucido, implacabile raziocinio.

Bibliografia

G. Sucre, Borges el poeta, Città del Messico, 1967; J. Alazraki, La prosa narrativa de Jorge Luis Borges, Madrid, 1968; R. Christ, The Narrow Act. Borges' Art of Illusion, New York, 1969; G. Genot, Borges, Milano, 1969; Z. Gertel, Borges y su retorno a la poesia, New York, 1969; E. R. Monegal, Borges par luimême, Parigi, 1970; S. Cro, Jorge Luis Borges poeta, saggista e narratore, Milano, 1971; D. Porzio, Jorge Luis Borges. Immagini e immaginazione, Pordenone, 1985.

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