Metastàsio, Piètro

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Biografia e opere

Poeta italiano (Roma 1698-Vienna 1782). Figlio del commerciante assisiate Felice Trapassi, fu notato dall'abate Gravina per la sua precoce attitudine a improvvisare versi. Fu appunto Gravina a grecizzare il suo nome in quello di Metastasio e ad avviare il giovane agli studi filosofici, prima a Napoli, poi a Scalea di Calabria, sotto la guida del celebre Caloprese. Ricevuti gli ordini minori nel 1717, trasgredendo all'ordine di Gravina, Metastasio pubblicò un volume di Poesie, comprendente, oltre alla tragedia Giustino, di evidente ispirazione graviniana, idilli mitologici, una lirica sacra sul Natale e alcuni capitoli in terzine. Dopo la morte di Gravina, Metastasio divenne membro dell'Arcadia, per la quale compose la canzonetta La primavera (1719). In quello stesso anno, Metastasio si trasferì a Napoli, dove trovò lavoro nello studio di un avvocato, pur continuando a comporre versi. Del 1721 è l'azione teatrale Gli Orti Esperidi, composta per celebrare il genetliaco dell'imperatrice d'Austria Elisabetta Cristina, moglie di Carlo VI. L'attrice Marianna Bulgarelli-Benti, detta la Romanina, che nell'azione aveva interpretato la parte di Venere, cominciò da quel momento a proteggere il giovane autore. Per lei Metastasio scrisse il suo primo melodramma, la Didone abbandonata (1724), che riscosse un grandissimo successo. Tra il 1726 e il 1730, Metastasio compose altri melodrammi (Siroe, Catone in Utica, Ezio, Semiramide riconosciuta, Alessandro nelle Indie, Artaserse). Nel 1730 fu invitato alla corte di Vienna per succedere come poeta aulico ad Apostolo Zeno, e a Vienna restò per il resto della sua vita, prima durante il regno di Carlo VI, poi durante quello di Maria Teresa, protetto dall'affetto della contessa Marianna Pignatelli d'Althann (la “Marianna seconda”, come la definì scherzosamente Carducci). In questo lungo periodo, Metastasio compose liriche (le migliori furono le canzonette La libertà, 1733; La partenza, 1747; La palinodia, 1749), cantate, azioni teatrali di carattere sacro e profano da rappresentare a corte, nonché altri numerosi melodrammi o “drammi per musica” (Demetrio, Issipile, Adriano in Siria, Olimpiade, Demofoonte, La clemenza di Tito, Achille in Sciro, Ciro riconosciuto, Temistocle, Zenobia, Attilio Regolo), quasi tutti scritti nel decennio 1730-40, il più ricco e fortunato per l'autore. Le opere posteriori risentono di una decadenza che si andrà sempre più accentuando col passare degli anni a causa delle malattie che colpirono il vecchio poeta cesareo (Il re pastore, L'eroe cinese, Nitteti, Il trionfo di Cecilia, Romolo ed Arsilia, ecc.).

La critica

Nelle ultime opere, ma già in molte del periodo più felice, sovrasta la declamazione retorica, il molle sentimentalismo, fino a raggiungere il tono lezioso e, peggio, l'involontaria comicità, e mostra le corde la gracilità della vis poetica di Metastasio. Comunque, in una valutazione generale del poeta, non ci si può dimenticare che merito di Metastasio, oltre al possesso di un innato senso del teatro, fu la capacità di equilibrare gli impulsi sentimentali e la vis drammatica, e soprattutto l'abilità di intuire ciò che poteva soddisfare il gusto del pubblico, aiutandosi con un certo buon senso e “un'accomodante moralità borghese”, tipica del resto di molti autori del tempo, anche fra gli stranieri. A partire dal 1755 in poi, Metastasio preferì soffermarsi a riflettere sulla poesia drammatica, componendo trattati come l'Estratto dell'“Arte poetica” d'Aristotele e considerazioni sulla medesima, o come le Osservazioni sul teatro greco, o traducendo e commentando l'Arte poetica di Orazio. In questi lavori Metastasio propose soluzioni originali e comunque utilissime per una maggiore comprensione critica e storica dell'opera sua. Vi appariva lo sforzo di reagire al melodramma secentesco, troppo legato all'elemento musicale, all'arbitrio dei “virtuosi”, alle esigenze scenografiche, con l'inserimento di intermezzi comici.

Bibliografia

B. Croce, in La letteratura italiana del Settecento, Bari, 1949; W. Binni, L'Arcadia e il Metastasio, Firenze, 1963; G. P. Marangoni, Metastasio e la tragedia, Roma, 1984.

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