Sìnfili

sm. pl. [da sin-+greco phyle, tribù]. Classe (Symphyla) di Artropodi Atelocerati che annovera ca.120 specie non più lunghe di 1 cm che vivono nell'humus soffice e nelle lettiere di foglie, nutrendosi di detrito vegetale ma anche di tessuti di piante viventi. Hanno il corpo diviso in capo e tronco; il capo è privo di occhi ed è provvisto di antenne filiformi e di un apparato boccale molto simile a quello degli Insetti, con un paio di mandibole seguito da due paia di mascelle di cui il secondo fuso a formare un labium. Il tronco consta di 13 segmenti di cui i primi dodici forniti di arti e ricoperti da 15-22 piastre tergali poco sclerificate, adattamento che facilita la flessione del corpo nel procedere fra gli interstizi dell'humus; il tredicesimo segmento reca un paio di filiere (cerci), di funzione poco nota, due lunghi peli sensori e un breve telson. La respirazione è tracheale, con un paio di stigmi che si aprono lateralmente al capo. Presso le basi delle zampe sono presenti altrettanti “sacchi coxali”, in grado di raccogliere acqua, e piccole appendici allungate (stili), probabilmente sensoriali. Gli orifici genitali si aprono ventralmente al quarto segmento del tronco. Molte specie sono partenogenetiche; altre sono anfigoniche ma non praticano l'accoppiamento e, fatto assai inconsueto fra gli animali terrestri, presentano fecondazione esterna; i maschi sessualmente maturi depongono sul terreno parecchie decine (talvolta centinaia) di spermatofore peduncolate; le femmine prossime a ovulare raccolgono le spermatofore in speciali tasche boccali, poi, sempre con la bocca, estraggono le proprie uova dall'apertura genitale e le rigirano sul substrato, bagnandole di sperma, quindi le abbandonano a piccoli gruppi in luoghi umidi e riparati. Alla schiusa i giovani possiedono solo 6 o 7 paia di zampe, il complemento definitivo delle quali sarà raggiunto attraverso mute successive (sviluppo anamorfico).

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