Lessico

sf. [sec. XIII; dal greco bibliothḗkē].

1) Raccolta pubblica o privata di libri o manoscritti, allo scopo di conservarli e di facilitarne la consultazione e lo studio; il luogo dove i libri si conservano: biblioteca pubblica, comunale, scolastica, universitaria, nazionale; biblioteca circolante, quella che gratuitamente o dietro modesto pagamento dà in prestito libri di cultura generale o di letteratura amena. In senso concr., mobile in cui si ripongono i libri; libreria, scaffalatura. Fig.: una biblioteca ambulante o vivente, di persone molto erudite; topo di biblioteca, persona che passa la vita tra i libri.

2) In informatica, raccolta organizzata di programmi e parti di programmi che possono essere inseriti in altri programmi più vasti. Una biblioteca risiede fisicamente su nastri o dischi magnetici.

Storia: dalle origini al Medioevo

Le più antiche biblioteche di cui si siano ritrovati i resti fiorirono in Mesopotamia a partire dal III millennio: erano raccolte di tavolette d'argilla, recanti incisi testi per lo più di carattere religioso (le raccolte dei templi maggiori) o documentario (le biblioteche-archivio annesse ai palazzi). I più importanti ritrovamenti archeologici del genere ci documentano l'esistenza di una biblioteca a Lagas già nel sec. XXI a. C. e di una a Khattusas nel sec. XX a. C. La raccolta più cospicua di tavolette arrivate fino a noi e conservate al British Museum di Londra appartenne alla biblioteca creata a Ninive nel sec. VII a. C. da Assurbanipal: si sa così che quella biblioteca era composta di testi scientifici, opere di matematica, medicina; alcune tavolette portano persino l'indicazione della collocazione che spettava loro nelle raccolte della biblioteca. Intorno al III millennio si costituirono probabilmente anche le prime biblioteche egiziane. Composte anch'esse in un primo tempo da tavolette d'argilla, vi fu però presto sostituito il papiro, meno ingombrante e più maneggevole: nacquero così le grandi biblioteche di Karnak, Marietta, Tebe. Più tardi, ancora in Egitto, fiorirono le maggiori biblioteche della civiltà ellenistica, prime fra tutte le due di Alessandria (sec. III a. C.), quella del Museo e quella del Serapeion, cui nel sec. I a. C. fu aggregata anche la biblioteca che Eumene II aveva fondato nel sec. II a. C. a Pergamo. A Roma, la prima biblioteca aperta al pubblico fu creata nel 39 a. C. da Asinio Pollione; a questa seguirono altre, tra cui particolarmente importanti dovettero essere quelle create da Ottaviano e da Traiano. Nel sec. II le biblioteche costituirono in vari centri dell'Impero romano un servizio regolarmente organizzato, retto da funzionari dello Stato, che permetteva la lettura e la consultazione delle opere in locali appositi e il prestito dei libri; funzionava nelle maggiori biblioteche anche un laboratorio di copisti che rifornivano di nuovi testi i magazzini librari. Fin verso il sec. IV le biblioteche romane conoscono solo libri in papiro; tra il sec. IV e il V si diffonde l'uso della pergamena che, soppiantando il papiro, provoca il passaggio dal libro in forma di rotolo al libro costituito da fascicoli. La decadenza dell'Impero romano provoca la quasi totale distruzione delle biblioteche nell'Europa occidentale; in Oriente invece grandi biblioteche sorgono ora accanto ai più importanti centri dell'impero (Nicomedia, Cesarea, Costantinopoli) e nei maggiori centri religiosi (Monte Áthos, Sinai). In Occidente, nel sec. IV papa Damaso crea presso la basilica di S. Lorenzo una biblioteca trasferita nel sec. VII al Laterano e che formerà il nucleo originario della Vaticana. Nel sec. VI nascono le grandi biblioteche monastiche di Vivarium presso Squillace, fondata da Cassiodoro, e di Montecassino: la prima dispersa alla morte di Cassiodoro, la seconda più volte distrutta, dispersa e ricostruita. Esistono tuttora le grandi biblioteche capitolari di Ivrea, Verona e Vercelli, con i loro antichi codici. Alla fine dello stesso secolo e nel seguente sorgono le abbazie fondate da San Colombano, con le loro biblioteche: in Francia Luxeuil e Corbie, in Italia Bobbio (tutte disperse). Pressappoco contemporanee sono le biblioteche dei monasteri irlandesi (Lindisfarne, Kells), quella di Saint Amand sulla Schelda, quella di Fulda presso Kassel. Già agli albori della rinascenza carolingia sorgono o acquistano importanza come centri di cultura le biblioteche dei monasteri di Nonantola e della Novalesa (ora disperse) in Italia, in Svizzera quelle ancora esistenti di Reichenau e di San Gallo e, poco più tardi, quella di Einsiedeln. Con Carlo Magno anche le biblioteche, così come le scuole e tutta l'organizzazione dello Stato, si rinnovano. Per opera di Alcuino si crea a San Martino di Tours un importante centro culturale con scuola e biblioteca; la biblioteca di Aquisgrana fu paragonata, per la sua influenza sulla cultura dell'epoca, a quella di Alessandria nel mondo ellenistico. Le biblioteche personali di Carlo Magno stesso e di suo nipote Carlo il Calvo (che fu detto “il primo dei grandi bibliofili”) dovettero essere notevolissime; il fatto più importante è però che in questo periodo le biblioteche si diffondono capillarmente, sì che anche monasteri, capitoli e scuole di non grande importanza ne sono forniti. Per tutto l'alto Medioevo la biblioteca, grande o piccola, è normalmente costituita dal solo magazzino dei libri (armarium), cui eventualmente è annesso il laboratorio dei copisti (scriptorium), mentre manca una sala per la lettura. Verso il sec. XIII, con la nascita delle grandi università e le conseguenti esigenze di un maggior numero di lettori, cui non sempre i libri potevano essere prestati, nasce un nuovo tipo di biblioteca: al magazzino in cui i libri sono rinchiusi in armadi si sostituisce una sala dotata di banchi a piano inclinato, detti plutei, su cui ogni libro è legato da una catena e può così venir letto senza essere rimosso dal suo posto. Le biblioteche di Oxford (1320) e della Sorbona adottarono tra le prime questo sistema, che si estese subito anche fuori delle università: le biblioteche più antiche rimasteci intatte sono la Malatestiana di Cesena e quella di Zutphen in Olanda.

Storia: dal XV al XIX secolo

Con l'Umanesimo si assiste al rapido declino di molte delle grandi biblioteche monastiche, che spesso andarono ad arricchire le biblioteche principesche che fiorivano nelle corti soprattutto italiane e francesi. Le maggiori tra le biblioteche umanistiche, dopo quella del Petrarca, che alla sua morte andò dispersa, furono in Italia quella che Cosimo de' Medici creò a Firenze nel convento di S. Marco e che dopo tormentate vicende fu sistemata nel 1571 nella sede progettata in S. Lorenzo da Michelangelo (Medicea-Laurenziana); quella Visconteo-Sforzesca di Pavia, che nel 1499 Luigi XII portò, preda di guerra, a Parigi; quindi la Gonzaga a Mantova, l'Estense a Modena, l'Aragonese a Napoli, la già citata Malatestiana di Cesena (che fu anche la prima biblioteca per la quale fu disposto un controllo da parte del comune). Delle biblioteche italiane del tempo non legate a corti sono da ricordare la Biblioteca Vaticana che, sebbene abbia più lontane origini, assunse la sua fisionomia moderna con papa Niccolò V, e la Marciana di Venezia, costituita con i fondi appartenuti al cardinale Bessarione. Grande biblioteca umanistica, fuori d'Italia, fu tra le altre quella raccolta dal re d'Ungheria Mattia Corvino. Nel sec. XVI nasce un istituto fondamentale per la vita delle moderne biblioteche, il “diritto di stampa”: nel 1537, infatti, re Francesco I di Francia istituisce il Dépôt legal, per cui l'editore o lo stampatore devono depositare una copia di ogni loro libro a una determinata biblioteca, nel caso quella reale. Quest'istituto fu ben presto introdotto in altri Paesi ed è presente dappertutto. Il Seicento e il Settecento vedono nascere la moderna biblioteca pubblica; si aprono allora alcune delle grandi biblioteche attuali: in Italia, l'Ambrosiana di Milano, creata da Federico Borromeo (1607), e l'Angelica di Roma (Angelo Rocca, 1614); in Inghilterra, la Bodleiana di Oxford (1602) e la biblioteca di Cambridge (1646); in Francia, la Mazarina di Parigi, fondata dal cardinale Mazzarino (1643). Agli inizi del Settecento hanno origine le prime biblioteche americane importanti (Harvard); nel 1714 si organizza la biblioteca imperiale di San Pietroburgo che è ora la Biblioteca Saltykov Ščedrin, e nel 1759 quella del British Museum di Londra. Nell'Ottocento si fissa, quasi dovunque, il sistema delle biblioteche pubbliche come sostanzialmente si presenta ancora oggi. In Italia dopo l'unità, le biblioteche principali degli Stati preunitari divennero biblioteche nazionali, le maggiori, e governative o meglio statali, le minori. In Francia si completa la riorganizzazione incominciata subito dopo la Rivoluzione; in Inghilterra l'esule italiano Antonio Panizzi detta le norme per una moderna sistemazione del British Museum; nel 1861-62 nasce a Mosca la Biblioteca Lenina (nome che assumerà dal 1925, oggi Russian State Library); tra il 1886 e il 1897 si struttura nelle sue forme attuali la Biblioteca del Congresso di Washington, che esisteva in embrione dal 1802.

Biblioteconomia: le biblioteche italiane

Delle attuali biblioteche pubbliche italiane 46 sono statali: di queste, due sono nazionali centrali, ricevono cioè una copia di tutto quanto viene stampato in Italia (la Vittorio Emanuele II di Roma e quella di Firenze). Esistono poi 5 nazionali (Bari, Milano, Napoli, Torino, Venezia); biblioteche universitarie, biblioteche con particolari compiti e funzioni (fra cui Riccardiana di Firenze; Isontina di Gorizia; Palatina di Parma; Angelica, Casanatense e Vallicelliana di Roma) e biblioteche annesse a monumenti nazionali (Casamari, Cava dei Tirreni, Farfa, Grottaferrata, Montecassino, Montevergine, Gerolamini di Napoli, S. Giustina di Padova, Praglia, Subiaco, Trisulti). La Nazionale Centrale di Firenze e la Vittorio Emanuele II di Roma sono le più ricche fra le biblioteche italiane, con circa 6 milioni tra volumi e opuscoli ciascuna, seguite dalla Nazionale di Napoli; Pure ricche sono le comunali di Bologna (Archiginnasio), Milano, Verona, Udine. Tra le biblioteche non statali, la più antica è la Malatestiana di Cesena (sec. XV); vengono poi la Gambalunghiana di Rimini (1619), l'Augusta di Perugia (1623), la Consorziale di Arezzo (1634), la Forteguerriana di Pistoia e la Bertoliana di Vicenza (1696); del sec. XVIII sono le comunali di Brescia (Queriniana), Siena (Comunale degli Intronati), Bergamo (Angelo Mai), Palermo, Genova (Civica Berio). A parte vanno ricordate l'Ambrosiana e, per la sua ricchezza di fondi moderni, la biblioteca dell'Università Cattolica di Milano. La gestione del patrimonio librario nazionale delle biblioteche pubbliche statali è affidato al Ministero per i Beni e le attività culturali che agisce tramite la Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali.

Biblioteconomia: la biblioteca scolastica

In Italia le prime istituzioni di biblioteche popolari sono state promosse, a partire dalla seconda metà del sec. XIX, soprattutto da organismi privati. Nel 1902 si costituì a Milano la Società Umanitaria, che sostituì una società precedente che aveva svolto un'opera altrettanto meritoria nel settore. Il primo intervento dello Stato risale al 1909 e l'istituzione dell'Ente Nazionale per le Biblioteche popolari e scolastiche è del 1932. Il funzionamento e l'organizzazione delle biblioteche di classe nella scuola elementare sono prevalentemente a carico dello Stato. Il maestro ne è responsabile e la lettura dei libri da parte degli alunni può svolgersi anche attraverso il prestito domiciliare. Una circolare ministeriale del 1963 fornisce istruzioni sulle modalità organizzative delle biblioteche suddette. Per quanto attiene invece alle biblioteche delle scuole e istituti di istruzione secondaria va osservato che le disposizioni intorno al reale funzionamento in ogni singolo istituto di una biblioteca dei professori e di una degli alunni sono contenute in un regio decreto risalente al 1924. Tali biblioteche possono essere aperte anche al pubblico e attualmente registrano una tendenza verso la fusione. La carenza di dotazioni librarie e l'inadeguatezza dell'impegno organizzativo che caratterizzano negativamente le attuali biblioteche possono trovare una spiegazione didattico-pedagogica. Se infatti permangono nella vita scolastica la centralità del libro di testo e l'essenzialità della lezione, di fatto l'uso della biblioteca può rimanere del tutto marginale. Di contro, l'introduzione della metodologia della ricerca, individuale o di gruppo, trova nella biblioteca (ma anche nell'emeroteca, nella discoteca e nella cineteca) un momento essenziale della propria esplicitazione come strumento pratico di autoformazione critica non solo degli allievi ma anche degli stessi insegnanti.

Biblioteconomia: le biblioteche popolari

Le biblioteche pubbliche destinate alla cosiddetta “amena lettura” o alla divulgazione di base furono dette in Italia, alla fine del sec. XIX, popolari; per la loro promozione e diffusione si costituirono numerose società ed enti, prima tra tutti la Società Promotrice delle Biblioteche Popolari in Italia (Milano, 1865), che fu seguita nel 1908 dalla Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari (fondata a Milano da F. Turati ed E. Fabietti), sostituita a sua volta nel 1932 dal già citato Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche. La legge n. 1521 del 1917 imponeva a ogni comune una biblioteca popolare, ma tale provvedimento non è stato ancora pienamente attuato.

Biblioteconomia: le biblioteche all'estero

Le due più grandi biblioteche esistenti sono la Biblioteca del Congresso di Washington e la Biblioteca Lenina di Mosca. La prima funge anche da biblioteca nazionale centrale degli Stati Uniti, possiede circa 60 milioni di pezzi, fra cui ca. 20 milioni di libri e opuscoli. La seconda, principale biblioteca russa, ha ca. 30 milioni di volumi e ha svolto fino al 1991 la funzione di guida per il sistema bibliotecario nazionale sovietico, comprendente altre biblioteche di pari mole, come la Saltykov Ščedrin di San Pietroburgo (oltre 21 milioni di volumi) e la Biblioteca dell'Accademia delle Scienze (ca. 10 milioni di libri nella sola biblioteca centrale, ca. 17 in tutte le oltre 100 succursali e sedi periferiche). In Gran Bretagna, dove nel 1972 le maggiori biblioteche del Paese sono state riorganizzate e fuse nell'unico complesso bibliotecario della British Library, quest'ultima dispone di più di 10 milioni di volumi e, per consistenza di depositi, è seguita dalla Biblioteca Nazionale di Scozia con ca. 3 milioni di pezzi. In Francia, la Bibliothèque Nationale de France di Parigi possiede oltre 13 milioni di volumi; in Cina, la nazionale di Pechino con ca. 4,5 milioni di volumi precede le biblioteche di Shanghai e Nanjing. Dati periodicamente aggiornati relativi alle biblioteche di tutto il mondo sono riportati in The World of Learning e in Library Directory, ma sempre in modo largamente approssimativo per il variare da biblioteca a biblioteca degli indici d'incremento e per il variare dei criteri di valutazione nel calcolo delle unità bibliografiche.

Biblioteconomia: l'organizzazione attuale

La distinzione fondamentale è tra biblioteche private e biblioteche pubbliche. Le prime sono legate all'uso e agli interessi specifici di singoli studiosi o collezionisti; le seconde, aventi come scopo preminente la diffusione della cultura, sono aperte a tutti e si tende a comprendere tra le loro raccolte, oltre al materiale tradizionale (libri propriamente detti, giornali e riviste, carte geografiche, ecc.) anche materiale documentario d'altro genere, in particolare, registrazioni fonografiche e raccolte fotografiche, microfilmiche o computerizzate (Compact Disks per lettori ottici) e ad arricchirne l'attività di base con altre collaterali, quali mostre, conferenze, dibattiti, ecc. In quasi tutti i Paesi la moderna organizzazione delle biblioteche pubbliche è articolata in due sistemi distinti per natura e per funzioni: da un lato, le biblioteche nazionali, statali, centrali o generali, finanziate e dirette dall'amministrazione centrale dello Stato; dall'altro, le biblioteche finanziate e dirette dagli enti pubblici locali o da consorzi tra enti e istituti pubblici. Quanto alle funzioni, il compito principale affidato alle biblioteche dello Stato è quello della conservazione del patrimonio bibliografico nazionale, concentrato in un unico organismo edilizio, e della sua destinazione, insieme alle nuove accessioni di materiale, a studi qualificati e alla ricerca. Le biblioteche locali sono distinte in biblioteca per divulgazione, formate da piccoli organismi (biblioteche rionali, biblioteche rurali, biblioteche circolanti, con prevalente attività di prestito per lettura a domicilio) che possono essere anche mobili (autolibro), dotate di un loro patrimonio librario di base e in genere collegate con un organismo centrale attraverso l'unificazione dei cataloghi, se non addirittura attraverso la distribuzione, e in biblioteche specializzate, relative a uno specifico settore dello scibile e destinate a lettori qualificati (biblioteche di enti, di istituti scientifici, universitarie, ecc.). L'elaborazione elettronica ha avuto un ruolo determinante nella riorganizzazione del servizio, nell'acquisizione e distribuzione di nozioni e dati. La facilità di accesso tramite terminali ai cataloghi, con lo snellimento delle operazioni di richiesta e consegna dei libri, consente di ridurre al minimo il tempo necessario per la ricerca bibliografica. Al tipo di biblioteca corrisponde il modo di consultazione dei libri. Nelle biblioteche centrali i libri sono nella generalità dei casi disponibili entro breve tempo dietro richiesta. Il deposito libri è indipendente dalla sala di lettura, con la quale si collega tramite i reparti di distribuzione e prestito; vi sono casi di biblioteche con magazzini e corrispondenti sale di lettura suddivisi in nuclei secondo settori specializzati. Per opere a carattere generale come enciclopedie, dizionari, bibliografie e simili o di uso frequente, la consultazione può essere di tipo diretto, cioè il pubblico può accedere liberamente agli scaffali dei libri all'interno della sala di lettura. Questo modo di distribuzione, diretto, è prevalente nelle biblioteche locali. I settori fondamentali di una biblioteca sono quello per i libri, quello per il pubblico, quello per il personale. I libri vengono conservati in scaffalature le cui caratteristiche sono determinate dalla collocazione dei libri stessi (per formato, per soggetto); la normale disposizione a scaffalature doppie, distanziate da passaggi di servizio, consente, orientativamente, il deposito di oltre 90-100 vol./m3. I magazzini possono avere pianta compatta, che consente il massimo sfruttamento dello spazio disponibile, ma non la sua ampliabilità, ovvero, in relazione a quest'ultima disposizione, lineare orizzontale o a torre. La struttura può essere a sostegni verticali e solai orizzontali, con elementi strutturali di rilevante ingombro in relazione ai notevoli carichi sopportati, ovvero con scaffalature metalliche autoportanti su proprie fondazioni, riducendosi essenzialmente a quelle protettive le funzioni dei muri d'ambito, con minori ingombri, ma anche con minore sicurezza in caso d'incendio. Il trasporto dei libri avviene verticalmente a mezzo di montacarichi o paternoster, orizzontalmente con trasportatori a nastro o a catena. Una buona conservazione dei libri prevede, inoltre, la loro difesa contro: l'umidità, attraverso la regolazione di ventilazione, temperatura e grado igrometrico ambientali, con sistemi naturali e/o artificiali, e l'eliminazione di filtrazioni acquee, per capillarità, nelle strutture murarie con uso di intercapedini, vespai, ecc.; gli incendi, con uso di materiali resistenti al fuoco, di muri e solai tagliafuoco, di avvisatori antincendio, di speciali protezioni per gli impianti elettrici; la polvere e i raggi solari diretti, attraverso un opportuno orientamento degli ambienti, sistemi di filtrazione dell'aria di ricambio, serramenti fissi, schermature. Gli ambienti per il pubblico comprendono: atrio di ingresso con controllo, guardaroba, servizi igienici; sala cataloghi, ufficio prestito, sala o zona di richiesta e distribuzione; sale di lettura, emeroteca e sala periodici. A questi tendono ad aggiungersi: discoteca, sale per conferenze e mostre, attrezzature per il ristoro del pubblico. Nelle sale di lettura, le cui caratteristiche dovrebbero differenziarsi in relazione al tipo di utenti (per esempio studiosi, lettori adulti, ragazzi), particolare cura va posta per l'illuminazione generale, preferibilmente indiretta e diffusa, per l'illuminazione dei singoli posti-studio, per il ricambio d'aria, per l'isolamento acustico. Gli ambienti per il personale comprendono: accettazione, con uffici acquisti, controllo e deposito libri in arrivo, catalogazione, contatti col pubblico; amministrazione e direzione; laboratori di riparazione, restauro, legatoria, fotografia, ecc. L'insieme di locali e attrezzature accennati sono quelli propri, di norma, alle biblioteche centrali; nelle biblioteche locali si riducono, ovviamente, a quelli strettamente necessari in relazione al tipo e alle dimensioni della biblioteca.

Diritto

Le biblioteche sono considerate dal diritto, fin dall'epoca romana, delle “universalità” nel senso di una pluralità di cose che, pur conservando una propria autonomia funzionale, sono unificate in vista di una loro destinazione unitaria. Il regime giuridico di tali beni, sotto alcuni aspetti, s'identifica con quello degli immobili, pur sussistendo la possibilità di una scissione dei vari oggetti costituenti l'universalità. Con la legge n. 5 del 29 gennaio 1975, le attribuzioni già spettanti al Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (già Ministero della Pubblica Istruzione) in materia di biblioteca sono state trasferite al nuovo Ministero per i Beni e le Attività Culturali (già Ministero per i Beni Culturali).

Bibliografia

Per la storia

J. Vorstius, Grundzuge der Bibliotheksgeschicte, Lipsia, 1954; E. D. Johson, A History of Libraries in the Western World, New York-Londra, 1965; E. C. Pirani, Le biblioteche, in “Notizie introduttive e sussidi bibliografici”, Milano, 1965; A. Hobson, The Great Libraries, Londra, 1970; E. Bottasso, Storia della biblioteca in Italia, Milano, 1984.

Per l'architettura

W. Mevissen, Biblioteche, Milano, 1962; M. Brawne, Biblioteche. Architettura e ordinamento, Milano, 1970.

Per le biblioteche italiane

Annuario delle biblioteche italiane, Roma, 1969 e segg. (in continuazione); V. Carini Dainotti, La Biblioteca pubblica in Italia tra cronaca e storia, Firenze, 1969; D. Caporalini, G. Mangani, A. Leopardi, Elogio della biblioteca, Ancona, 1988.

Per la biblioteca scolastica

J. J. Delaney, The School Librarian. Human Relations Problems, Hamden, 1961; M. P. Douglass, La bibliotèque d'école primaire et ses différentes fonctiones..., Parigi, 1961; J. A. Cutforth, J. H. Battersby, Ragazzi e libri, Roma, 1968; E. Renda, La scuola media. Strutture normative, Roma, 1969; A. Acquati, E. Castagnoli, S. Citterio, La biblioteca scolastica, Casellina di Scandicci, 1987.

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