buffóne

Indice

sm. (f. -a) [sec. XIII; prob. affine a buffa nel senso di beffa, forse con influsso del latino bufo-ōnis, rospo].

1) Persona dalla figura spesso deforme che nelle antiche corti aveva il compito di divertire con lazzi e facezie i signori e i loro ospiti: buffone di corte, giullare. Oggi può indicare il pagliaccio da circo: “Entrò il padrone del circo, vestito da buffone” (Comisso). § I buffoni domestici esistevano già presso i Persiani e nell'antico Egitto. I drammaturghi ateniesi non disdegnavano di introdurli sulla scena; i Romani, che li chiamavano moriones o scurrae, li tenevano in gran conto, come è documentato dagli affreschi pompeiani. Nel Medioevo l'istituzione dei buffoni si generalizzò presso le corti dei re e dei principi e rimase fino al Rinascimento. In Francia, a partire dal sec. XIV, quello di buffone a corte divenne un titolo ufficiale, soppresso nel 1662. Si ricorda, come primo buffone riconosciuto, Geoffroy, che visse alla corte di Filippo V il Lungo (sec. XIV); ma i più celebri buffoni furono Triboulet, giullare di Luigi XII e di Francesco I (a lui si ispirò V. Hugo per Le roi s'amuse, da cui Verdi trasse il Rigoletto), Chicot, sotto Enrico III, L'Angely, sotto Luigi XIV. In Italia i buffoni non rivestivano una carica specifica né ufficiale: furono soprattutto giullari in scena e alla fine del sec. XVIII scomparvero del tutto. Si ricorda P. Gonnella, che visse a Ferrara nella prima metà del sec. XIV, al servizio di Obizzo III d'Este: le sue vicende furono evocate da F. Sacchetti nel Trecentonovelle.

2) Fig., persona che assume atteggiamenti bizzarri, ridicoli, inadeguati alle circostanze: non fare il buffone!; “Sta zitto, buffone, sta zitto” (Manzoni); più in genere, chi ama scherzare, anche su cose serie. Con più esplicito riferimento a una valutazione morale, persona che si comporta senza serietà, prendendo alla leggera impegni e obblighi e mutando spesso opinione: su quel buffone non si può fare affidamento. Talvolta come agg., comico, ridicolo “fa un movimento buffone” (Parini); “La figura buffona ch'io ho fatto ier sera” (Foscolo).

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