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pron. relat. inv. [sec. XIII; latino cui, dativo di qui, che, il quale; nel valore di agg., latino cuius, di chi?].

1) Si usa in luogo delle forme composte il quale, la quale, ecc., nei compl. indiretti: il ragazzo di cui (=del quale) ti ho parlato; la casa in cui (=nella quale) abito; le ragioni per cui (=per le quali) sono partito.

2) Frequente, ma d'uso scorretto, per cui con valore neutro, nel significato di perciò, per la qual cosa: ho fame, per cui vado a mangiare.

3) È d'uso lett. come compl. di termine senza prep.: la persona cui mi sono rivolto. Anticamente o lett. come compl. oggetto: “un piccol ramo, cui gran fascio piega” (Petrarca).

4) Posto fra l'art. e il sostantivo ha valore di agg. poss. (=del quale, della quale, dei quali, delle quali): Dante, la cui fama è immortale; la legge alla cui autorità faccio appello.

5) Anticamente, con ellissi del soggetto o del compl. e anche come pron. interr.: “amate da cui male aveste” (Dante); “guarda... di cui tu ti fide” (Dante).

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