calco¹

Indice

sm. (pl. -chi) [sec. XVI; da calcare].

1) Impronta di un rilievo ricavata in cera, argilla o gesso per trarre dalla forma così ottenuta copie dell'oggetto originale (statue, fossili, ecc.); anche la copia ottenuta con tale sistema. Numerose fonti antiche documentano, almeno dal sec. IV a. C., l'uso di trarre calchi da statue o dal vero. Molto diffuso era, nel mondo romano, l'uso di calchi in gesso, documentato per i ritratti dei filosofi. Non è però facile, tra le opere superstiti, distinguere tra copie e calchi, anche perché era frequente l'uso di ritoccare e variare i particolari di una statua, anche se tratta da un calco.

2) Copia di un disegno ottenuta ripassandone i contorni con una punta.

3) In tipografia, impronta di una matrice di stampa per ricavarne una copia mediante procedimenti diversi.

4) In geologia, struttura sedimentaria esterna che si rinviene sulla faccia inferiore dello strato immediatamente sovrastante quello al quale appartiene l'impronta vera e propria. Il calco costituisce il riempimento di un'impronta di fondo o di una cavità lasciata da un fossile; sinonimi sono i termini controimpronta, impronta basale e modello.

5) Procedimento linguistico secondo il quale un vocabolo, una locuzione o un costrutto vengono riprodotti nei loro elementi costitutivi con le corrispondenti forme di un'altra lingua. § Invece di accettare la parola straniera nella sua forma originaria (prestito), se ne crea così una nuova che sostanzialmente la traduce. Con questo procedimento i Latini hanno abbastanza spesso reso nella propria lingua parole greche: conscientia è un calco del greco syneídēsis in quanto con- è l'equivalente latino di syn- e -scientia di -eídēsis; in modo simile, il greco sympátheia è stato reso con il latino compassio e il greco syzygía con il latino coniugatio; analogamente magnanimus ricalca il greco megáthymos, come longanimus è modellato sul greco makróthymos. In questi e in casi analoghi si può facilmente notare che la parola latina è tale solo per la sua forma esterna, mentre per il suo spirito e per la sua forma interna è sostanzialmente greca. Il calco suppone quindi una forma di bilinguismo più o meno perfetto. A volte la stessa parola greca è stata riprodotta in latino sia con la tecnica del prestito sia con quella del calco: greco etymología, latino etymologia e veriloquium. Anche nelle lingue moderne sono particolarmente numerosi i calchi di parole di origine greco-latina; il tedesco Gewissen, il russo sovest' e il finlandese omatunto ricalcano chiaramente il latino conscientia; il tedesco Umstand, il russo obstojal'stvo e il romeno împrejurare hanno la loro matrice nel latino circumstantia; il tedesco Handbuch, l'inglese handbook e il russo rukovodstvo nel latino manualis. I contatti e i rapporti sempre più frequenti tra i vari popoli europei hanno dato luogo alla frequente trasposizione di locuzioni da una lingua alle altre: tedesco Eisenbahn, francese chemin de fer, italiano ferrovia, russo železnaja doroga; inglese order of the day, tedesco Tagesordnung, francese ordre du jour, italiano ordine del giorno. Così si spiegano anche le parole tedesche Grossvater (nonno), Grossmutter (nonna) calcanti sul francese grand-père, grand-mère; Handstrich che riproduce l'espressione francese coup de main, ecc. È interessante notare che a volte il vocabolo straniero non è stato esattamente compreso e quindi è stato calcato in modo erroneo. Il coniglio è detto in ceco kralik e in polacco krolik, vocaboli che propriamente significano “piccolo re”. La spiegazione di questa strana denominazione è da ricercare nella forma medio-alto-tedesca küniklīn (coniglio) che è stata erroneamente interpretata come il diminutivo di künik (re), mentre in realtà deriva dal latino cuniculus. Un caso particolare di calco è quello per cui una parola viene ad assumere un nuovo significato per effetto di una corrispondente parola straniera: così l'aggettivo italiano piatto è usato anche nel senso di stoviglia per influsso del francese plat che, oltre a essere aggettivo, è anche sostantivo, e in tal caso indica appunto il piatto delle vivande. In questi casi il calco si chiama semantico. Quando invece si riproduce un costrutto sintattico di un'altra lingua si ha un calco sintattico. Per esempio l'ablativo assoluto del latino nei più antichi testi germanici, invece di essere sciolto e reso con una corrispondente espressione germanica, viene a volte ricalcato con un dativo assoluto (non avendo il caso ablativo, le lingue germaniche riproducono normalmente l'ablativo latino con il dativo).

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