canìzie

sf. [sec. XIII; dal latino caníties, da canus, canuto, bianco]. Mutamento graduale del colore dei capelli che passa a un bianco argenteo brillante; per estensione, capigliatura bianca. Fig., vecchiaia, età veneranda: la canizie impone sempre rispetto. § È carattere variamente distribuito nei gruppi umani viventi: molto frequente l'incidenza fra gli Europoidi, in concomitanza con altri caratteri tipici quali la calvizie e la diversa lunghezza dei capelli nei due sessi, ma non appare influenzata dal sesso. La canizie non è dovuta a perdita di pigmento scuro (melanina) del capello, ma all'aumento di porosità delle stratificazioni di cheratina che costituiscono l'asse del capello; tale porosità favorisce il formarsi di bolle d'aria che rifrangono la luce e danno al capello la lucentezza argentea. Nella genesi della canizie sono implicati fattori ormonali identificabili con gli ormoni ipofisari, corticosurrenali e tiroidei, le cui secrezioni tendono a diminuire con l'avanzare dell'età. La canizie può essere: fisiologica se si manifesta in età adulta o avanzata; precoce, se dovuta ad alterazioni di tipo dismetabolico o costituzionale; congenita, presente sin dalla nascita e rilevabile nei soggetti albini; emotiva, se a insorgenza rapida e improvvisa nel corso di violente emozioni; tossica, riscontrabile in soggetti particolarmente indeboliti a causa di fenomeni tossici di vario tipo.

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