centàuro

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sm. [sec. XIV; dal greco kéntauros, tramite il latino centaurus].

1) Mostro della mitologia greca raffigurato con testa e busto umani e corpo di cavallo. I Centauri simboleggiavano un'umanità ferina, selvaggia, periferica rispetto al mondo greco. Erano ritenuti discendenti di Issione, mitico peccatore che osò insidiare Era, la sposa del dio sovrano Zeus. Le imprese dei Centauri sono tutte improntate a violenza (rottura di regole d'ospitalità, rapimenti di donne, ubriachezza, ecc.); il loro nemico per eccellenza è Eracle che li combatte come popolo e singolarmente (nota soprattutto la sua lotta contro il centauro Nesso); la guerra più famosa da essi condotta è quella contro i Lapiti, mitico popolo della Tessaglia, guidati dall'eroe ateniese Teseo e dal suo amico Piritoo (centauromachia). Gli aspetti positivi della condizione extramondana dei Centauri sono riferiti dal mito a due singoli centauri, Chirone (maestro d'eroi) e Folo, che appaiono ospitalieri, benefattori e contrari alla violenza. A essi, per sottolineare la differenza, si attribuiva una nascita diversa: il primo era figlio di Crono e della ninfa Filira, il secondo di Sileno e di una ninfa meliade. Nell'arte greca e romana il centauro compare molto frequentemente, soprattutto nelle scene di centauromachia. Tra le statue isolate, i due centauri di Aristea e Papia da Villa Adriana (Roma, Musei Capitolini)

2) In araldica, immagine raffigurante tale soggetto mitologico mentre lancia un dardo con il busto rivolto all'indietro.

3) Per analogia, nel linguaggio sportivo, corridore motociclista. .

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