chiaroveggènza

sf. [sec. XVII; da chiaroveggente]. Facoltà di vedere ciò che non è percepibile con i sensi normali. Per estensione, visione chiara, limpida, di una cosa, di una situazione; perspicacia: “tanta cecità che allora mi appariva chiaroveggenza” (Nievo). Più comune fig., capacità di vedere nel futuro o in luoghi diversi da quelli in cui ci si trova; visione profetica. § La credenza nella chiaroveggenza ha spesso grande importanza tra i popoli cosiddetti primitivi, la cui religione è dominata da operatori sacrali (stregoni, sciamani, ecc.) dotati di poteri sovranormali, fra i quali non manca quasi mai la chiaroveggenza. Nel cristianesimo, la chiaroveggenza è tutt'al più un elemento agiografico che contribuisce alla connotazione di un santo; al di fuori di questa possibilità è considerata “ superstizione”. Tenuta ai margini della religione, essa si manifesta invece a livello delle credenze popolari, come un fatto culturalmente sterile, non integrato né integrabile. § In parapsicologia, secondo F. Myers, la percezione a distanza nello spazio e nel tempo di soggetti, avvenimenti, situazioni, in circostanze tali da escludere l'eventualità che il soggetto abbia ricavato le proprie cognizioni da una mente diversa dalla sua. La chiaroveggenza può riguardare il presente (chiaroveggenza vera e propria), il passato (psicometria), o il futuro (premonizione); può verificarsi sia allo stato di veglia sia in stato d'ipnosi; può essere spontanea o provocata (prove compiute a titolo sperimentale).

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