cobelligeranza

sf. [sec. XX; da cobelligerante]. Viene così definita la posizione di quegli Stati che, pur essendo in guerra a fianco di altri contro lo stesso nemico, non sono a essi legati da un esplicito accordo internazionale di alleanza che regoli la lotta comune, ma si trovano anzi su un piano di ineguaglianza giuridica e di subordinazione alla volontà e agli interessi delle altre potenze, sia durante la partecipazione bellica, sia al momento di concludere i trattati di pace. La situazione di cobelligeranza venne riconosciuta durante la II guerra mondiale dalle Nazioni Unite all'Italia quando, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, essa dichiarò guerra alla Germania, collaborando militarmente con gli Alleati. Così, da un lato l'Italia continuava a essere considerata come Stato nemico e dall'altro agiva da alleata, pur senza essere riconosciuta ufficialmente come tale. Anche Romania, Bulgaria, Ungheria e Finlandia si trovarono più tardi, passando a combattere a fianco dei Russi contro i nazisti, nella stessa situazione, sebbene non venisse esplicitamente riconosciuta come stato di cobelligeranza.

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