metafìsica, pittura-

movimento e tendenza della pittura italiana del secondo decennio del Novecento. La pittura metafisica fu una manifestazione di espressione pittorica, esito di un'operazione estetica condotta dalla ricerca autonoma di G. De Chirico, i cui antefatti si possono recuperare intorno al 1910 in opere come i Piaceri del poeta (New York, Museum of Modern Art). Successivamente questa ricerca fu affiancata da analoghe esperienze maturate, in concordanza di intenti, da C. Carrà, da A. Savinio (fratello di De Chirico e teorico del movimento), da F. De Pisis e da G. Morandi per rendere in espressione pittorica quel senso di mistero percepito entro e oltre la visione reale, valendosi di elementi di mediazione desunti dal repertorio dell'irreale o del fantastico. Tale operazione si basò essenzialmente sulla ricerca di un valore nuovo, alogico, in un clima di silente magia, dove l'immobilità dei manichini simboleggia l'assenza di drammi e di psicologia. La pittura metafisica si pose quindi in contrapposizione alle artificiosità visuali escogitate dalle distorsioni formali del cubismo e del futurismo, volte a stimolare e sollecitare reazioni di “originale” suggestione emotiva alla trasfigurazione del reale. Documenti importanti di questo grande e isolato momento dello svolgimento della cultura figurativa italiana sono le opere di Carrà (Madre e figlio, 1917), ma soprattutto quelle di De Chirico (Ettore e Andromaca, Interno metafisico con piccola officina, 1917; Le Muse inquietanti; la serie delle “magiche” piazze d'Italia), le nature morte di De Pisis e le composizioni di Morandi.

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