metafonìa

sf. [sec. XIX; meta-+-fonia]. Fenomeno linguistico (anche metafonesi; tedesco Umlaut) di armonizzazione vocalica per cui il timbro di una vocale viene modificato per influsso di determinati suoni delle sillabe seguenti. La metafonia è più o meno diffusa in alcuni dialetti italiani: in quelli settentrionali è determinata più spesso dalla vocale finale atona -i che dalla -u, in quelli centro-meridionali tanto dalla -i quanto dalla -u. Il fenomeno, in origine di natura fonetica, è venuto ad assumere anche un valore morfologico (flessione interna) quando le vocali finali atone, dopo aver prodotto la metafonia, sono scomparse o si sono indebolite nella vocale indistinta -ë; in questo caso infatti gli effetti della metafonia sono diventati essenziali per distinguere il plurale dal singolare (milanese večč, vecchio, pl. vičč) e anche il maschile dal femminile (napoletano rossë, rossa, rosse; russë, rosso, rossi). Particolare rilevanza assume la metafonia anche nelle lingue germaniche che conoscono tutte, a eccezione del gotico, la metafonia palatale determinata da i o j mentre l'anglosassone e le lingue nordiche conoscono anche la metafonia labiale prodotta da u. La metafonia palatale ha assunto talvolta anche nelle lingue germaniche un valore morfologico, differenziando nettamente le forme del plurale da quelle del singolare (Vater, padre, pl. Väter; inglese foot, piede, pl. feet).

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