micropropagazióne

sf. [sec. XX; da micro-+propagazione]. Tecnica di propagazione vegetativa attuata in vitro. Dalla fine degli anni Settanta del sec. XX c'è stato un crescente interesse all'applicazione delle tecniche di coltura in vitro di tessuti vegetali partendo da propaguli microscopici, come metodo alternativo di propagazione vegetativa di piante di importanza economica. Le tecniche di micropropagazione sono ora preferite alle pratiche convenzionali di moltiplicazione vegetativa in molte colture perché presentano potenziali vantaggi: da piccole quantità di tessuto si può ottenere la rigenerazione di milioni di piante clonali all'anno; si può agire su molte specie che presentano difficoltà di moltiplicazione coi metodi tradizionali; lo stato sterile delle colture elimina il pericolo di introduzione di malattie. I propaguli usati possono essere apici vegetativi, come nel caso delle orchidee, o gemme ascellari (piante ornamentali come Anthurium, Chrisanthemum, Fuchsia, Gerbera; piante orticole come Allium, Arachis, Asparagus, Brassica, Phaseolus, Fragaria). Anche per le specie arboree si sono ottenuti successi, sia pure con maggiori difficoltà: si possono moltiplicare per micropropagazione piante legnose da frutto (Malus, Prunus, Ribes) e boschive (Araucaria, Populus, Eucalyptus). Una importante possibilità offerta dai metodi di micropropagazione è quella di ottenere piante sane a partire da piante infette da virus, sfruttando il fatto che gli apici meristematici sono esenti da particelle virali: successi in questo senso sono stati ottenuti con patata, cassava (Manihot utilissima), Lolium, Trifolium e Citrus. Per gli agrumi in particolare vengono usate tecniche di microinnesto, in cui apici meristematici vengono innestati su piantine decapitate di portainnesto.

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