parallelogramma o parallelogrammo

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sm. (pl. -i) [sec. XVII; dal latino tardo parallelogrammum, dal greco parallēlógrammon, da parállēlos, parallelo+gramme, linea].

1) Quadrilatero avente i lati opposti paralleli. Tali lati sono uguali fra loro e pure uguali sono gli angoli interni opposti; gli angoli interni adiacenti sono fra loro supplementari. Nel caso che gli angoli interni siano tutti uguali fra loro si ha il rettangolo. Se un parallelogramma ha tutti i lati uguali, ma gli angoli non uguali, si parla più precisamente di rombo o losanga. In un parallelogramma le diagonali si tagliano scambievolmente in parti uguali. L'area di un parallelogramma "Per la figura vedi il lemma del 14° volume." "Vedi la figura a pagina 450 del XVI volume." si calcola facendo il prodotto di un lato, per esempio b, per l'altezza a esso relativa e cioè h. Per la regola del parallelogramma nel calcolo vettoriale, vedi vettore.

2) In meccanica applicata, parallelogramma articolato, sistema di quattro aste rigide, a due a due di lunghezza uguale e collegate fra loro solo da coppie rotoidali, in modo tale che, qualunque sia la posizione assunta dal sistema, le coppie di aste rigide siano sempre parallele. Se la lunghezza delle aste consente a due di queste di compiere rotazioni complete intorno agli accoppiamenti rotoidali dell'asta tenuta ferma, le aste rotanti vengono chiamate manovelle; se la rotazione è consentita solo per un angolo inferiore a 360º, sono dette bilancieri. Noti esempi di applicazione di parallelogrammi articolati sono forniti dall'accoppiamento delle ruote motrici delle locomotive a vapore, dal sistema elastico delle forcelle a parallelogramma di vecchie motociclette, dal tecnigrafo, ecc. Il parallelogramma articolato è un caso particolare del quadrilatero articolato che ha quattro aste disuguali e quattro accoppiamenti rotoidali. Un sistema così concepito si dice piano in quanto, qualunque sia la posizione assunta dalle aste, queste si muovono sempre su un piano normale agli assi degli accoppiamenti rotoidali. Sostituendo gli accoppiamenti rotoidali con altri sferici il sistema diventa tridimensionale e aumentano i gradi di libertà. Per semplicità, alcune volte, si considerano piani anche sistemi che in realtà sono tridimensionali. Un'applicazione del quadrilatero articolato si ha per esempio nello sterzo di alcuni veicoli industriali (quadrilatero di Ackermann o di Jeantaud, detto anche impropriamente parallelogramma dello sterzo).

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